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  • Napoli - Venerdì 23 Ottobre 2026, 13:15

Lotta al melanoma, una nuova pillola riduce del 27% la progressione del tumore

I risultati dello studio internazionale di Fase 3 presentati al congresso Esmo di Madrid: la molecola HBI-8000 abbinata all'immunoterapia spoglia le cellule maligne dalle loro difese e allunga la sopravvivenza.

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Una nuova arma terapeutica promette di cambiare le prospettive di cura per i pazienti affetti da melanoma avanzato o non operabile.

Presentati al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) a Madrid, i risultati dello studio internazionale di Fase 3 HBI-8000-303 dimostrano che l'associazione del farmaco orale HBI-8000 con l'immunoterapia nivolumab riduce del 27% il rischio di progressione della malattia o di decesso rispetto alla sola immunoterapia.

La sperimentazione ha coinvolto 404 pazienti mai trattati prima con inibitori di PD-(L)1. L'assunzione combinata ha fatto salire la sopravvivenza libera da progressione mediana da 7,4 mesi (registrati con la sola terapia standard) a 11,7 mesi.

Parallelamente è cresciuta la percentuale di risposta tumorale complessiva, passata dal 32,3% del gruppo di controllo al 41,4% tra i pazienti trattati con il nuovo schema farmacologico.

A spiegare il funzionamento scientifico della molecola è il professor Paolo Ascierto, ordinario all'Università Federico II di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma e tra i principali autori della ricerca: "La nuova molecola appartiene alla classe degli Hdac inibitori, ovvero farmaci capaci di bloccare gli enzimi 'istone deacetilasi' che le cellule tumorali usano per compattare il proprio Dna e occultare gli antigeni, quelle sostanze che vengono riconosciute dal sistema immunitario da attaccare. Bloccando questi enzimi, rimoduliamo l’espressione degli antigeni tumorali: in sostanza 'spogliamo' le cellule maligne dalle loro difese fisiche, rivelando il loro vero identikit e rendendole così immediatamente visibili e riconoscibili al sistema immunitario".

I pazienti arruolati nello studio sono stati suddivisi in modo casuale tra chi ha ricevuto la combinazione di nivolumab e compresse di HBI-8000 e chi il trattamento base affiancato da un placebo. Il profilo di tollerabilità si è rivelato ampiamente gestibile, evidenziando effetti collaterali prevalentemente lievi. "L’incremento da 7,4 a 11,7 mesi nella sopravvivenza libera da progressione ha un valore clinico straordinario per i pazienti con malattia avanzata", ha concluso Ascierto.

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