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  • Campobasso - Martedì 29 Settembre 2026

Madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita di nuovo in Questura: consegnato l'hard disk della moglie

La Procura di Larino ribadisce che non ci sono indagati. Il commercialista, ascoltato come testimone, ai giornalisti: "Sono serenissimo, non ho nulla da dichiarare".

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Un lungo pomeriggio di adempimenti e verbali per Gianni Di Vita: il commercialista ed ex sindaco di Pietracatella è rientrato attorno alle 17:30 nella Questura di Campobasso passando dall'ingresso secondario di via Tiberio. 

La nuova convocazione, stando a fonti qualificate, è servita a formalizzare le procedure relative alle perquisizioni eseguite in mattinata e ad ascoltare l'uomo nell'ambito di sommarie informazioni testimoniali sulla morte per avvelenamento da ricina della moglie, Antonella Di Ielsi, e della figlia, Sara Di Vita.

Al centro del colloquio con gli investigatori è finito in particolare un hard disk prelevato dallo studio professionale di via D’Amato a Campobasso — dove la stessa Di Ielsi lavorava come consulente del lavoro — e consegnato spontaneamente da Di Vita nel corso della mattinata.

Le operazioni condotte dalla Squadra Mobile molisana e dal Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato hanno interessato prima la sede di via Risorgimento a Pietracatella e in seguito i locali del capoluogo. Tra i reperti posti sotto sequestro figura anche la borsa da lavoro della donna, rimasta nello studio dall'epoca del tragico evento.

Nonostante l'intensificarsi delle attività d'indagine, la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha confermato che non vi sono al momento persone iscritte nel registro degli indagati per l'ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico.

Parallelamente, proseguono le complesse analisi di laboratorio sui campioni biologici e sui reperti affidate agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, i cui esiti richiederanno ancora diverso tempo.

Mentre il quadro conoscitivo si allarga con circa 200 persone già ascoltate a vario titolo dai detective, Di Vita — intercettato brevemente dai cronisti — ha ribadito la propria posizione prima di fare rientro agli uffici della Mobile: "Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare".

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