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  • Roma - Martedì 29 Settembre 2026

Malattie cardiovascolari, nove milioni di italiani convivono con la diagnosi. La sfida comincia prima dell’ospedale

Un Policy Brief di Teha Group stima in 42 miliardi di euro il costo complessivo nel 2021. Agli Stati Generali della Salute Cardiovascolare, il ministro Schillaci richiama il ruolo della prevenzione, mentre i dati mostrano divari tra territori e difficoltà nell’accesso alla riabilitazione.

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di Giovanna Guidi

Una visita rimandata, la pressione controllata di rado, una terapia interrotta quando ci si sente meglio. La salute del cuore passa anche da gesti quotidiani che sembrano piccoli, finché una diagnosi non cambia la vita di una persona e della sua famiglia. In Italia circa nove milioni di persone convivono con una malattia cardiovascolare. Nel 2023 queste patologie hanno causato circa 206 mila decessi, il 56% dei quali tra le donne.
I numeri emergono dal Policy Brief realizzato da Teha Group e presentato agli Stati Generali della Salute Cardiovascolare, in occasione della Giornata mondiale del cuore. Il documento stima per il 2021 un costo complessivo di 42 miliardi di euro, includendo spese sanitarie, assistenza prestata dai familiari, perdita di produttività e costi sociali. Una cifra che racconta solo in parte il peso di una malattia quando la cura entra nell’organizzazione di ogni giornata.
La possibilità di prevenire e curarsi, però, non è uguale ovunque. Nel 2023 la Campania ha registrato un tasso di mortalità cardiovascolare di 33,9 decessi ogni 10 mila abitanti, contro una media nazionale di 24,7. Il rapporto richiama anche l’attenzione sul rischio cardiovascolare femminile, ancora sottovalutato. Guardare ai dati per territorio e per genere significa capire dove occorrono interventi più mirati.
La prevenzione resta il primo passaggio. Secondo i dati illustrati, il 98% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio noto e il 40% ne presenta tre o più. Ipertensione, colesterolo elevato e glicemia alta sono condizioni che richiedono controlli e una valutazione medica adeguata, anche in assenza di sintomi. Per alcune patologie, come le cardiomiopatie, riconoscere precocemente il problema può essere decisivo anche per le persone più giovani.
«La prevenzione, la diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva e appropriata» possono incidere sull’insorgenza e sulle conseguenze delle malattie cardio-cerebrovascolari, ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci nel suo intervento agli Stati Generali. Il ministro ha indicato nel Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 lo strumento per agire sui fattori di rischio modificabili e promuovere stili di vita sani, dall’alimentazione all’attività fisica.
La cura, tuttavia, non finisce con la dimissione dall’ospedale. L’Italia registra risultati favorevoli nella gestione degli eventi acuti, ma soltanto il 30% delle persone per cui sarebbe indicata accede alla riabilitazione cardiologica. È in questo tratto del percorso che la continuità tra ospedale e territorio diventa concreta: seguire le terapie, accompagnare il recupero e aiutare il paziente a riconoscere i segnali che richiedono un nuovo controllo.
Per milioni di italiani, proteggere il cuore significa poter contare su questo percorso completo. Dalla prima valutazione alla riabilitazione, la sfida è fare in modo che la prevenzione e le cure arrivino in tempo, indipendentemente dalla regione in cui si vive.

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