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- Roma - Lunedì 12 Ottobre 2026
Mattarella agli 80 anni di Cida: "E' nata sulle macerie della guerra per un'Italia migliore"
Il Capo dello Stato celebra l'anniversario della Confederazione: "Dalle lotte al terrorismo alle sfide dell'intelligenza artificiale, la dirigenza è nervatura essenziale della Repubblica".
In occasione dell'ottantesimo anniversario della fondazione della CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità), il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso l'apprezzamento delle istituzioni per il ruolo storico e sociale svolto dalla classe dirigente nel percorso di crescita del Paese.
“In questo anno si festeggiano, insieme, gli ottanta anni di vita della Repubblica. Vi si accompagnano gli ottanta anni dalla fondazione della vostra Confederazione, unione di alte professionalità ed è di grande significato questa coincidenza. Siete nati sulle macerie della guerra, per un’Italia migliore”, ha sottolineato il Capo dello Stato nel suo intervento.
Ricostruendo la traiettoria dello sviluppo nazionale, il Presidente ha ricordato l'importanza dell'autonomia organizzativa conquistata nel dopoguerra: “Il progresso della vita della nostra comunità si intreccia strettamente, in questi decenni, al ruolo svolto da coloro che hanno rivestito il compito di dirigenti, protagonisti del divenire di uno Stato moderno, coeso tra le componenti della società. Un percorso imponente per complessità e determinazione quello che ha sottratto un Paese all’arretratezza per farne una nazione ispirata a principi di libertà, autonomia, dinamismo, ispirata a valori democratici.
L’esperienza di allora della vostra Confederazione raffigura la storia di ripresa del nostro dopoguerra. Frutto di una scelta di libertà di organizzazione dopo le vicende corporative e dirigistiche che avevano improntato il soffocamento della società civile da parte del fascismo”.
Nel ripercorrere l'impegno civile della dirigenza, Mattarella ha reso omaggio ai manager caduti durante la stagione degli anni di piombo: “Risultato di una visione lungimirante che, mentre rivendicava il diritto a una immagine propria per gli ambiti dirigenziali nel pubblico e nel privato, contestualmente rappresentava una assunzione di responsabilità, oltre che nei confronti del proprio datore di lavoro, nei confronti dell’intera società italiana. Il vostro essere parte del tessuto della Repubblica ha significato, per i dirigenti, pagare anche prezzi alti. È avvenuto durante il terrorismo, quando le Brigate Rosse assunsero alcuni dirigenti come bersaglio per cercare di smantellare riferimenti del nostro modello di vita. A Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano, Giuseppe Taliercio, assassinati perché ridotti a simboli da un feroce delirio ideologico, rivolgiamo il nostro pensiero. L’Italia avrebbe presto sconfitto il terrorismo grazie ai propri valori civili e alla propria unità. Quell’unità di fondo che non si deve disperdere anche quando asprezze e contrapposizioni di merito conquistano il centro della scena”.
Infine, lo sguardo del Capo dello Stato si è rivolto alle trasformazioni tecnologiche e alla dimensione sovranazionale: “Oggi un mondo nuovo si sta plasmando tra rapidissime trasformazioni. Dobbiamo tenerne il passo. Non sarà facile sfruttare l’onda prorompente delle nuove tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale, della robotica ponendole a servizio non soltanto di maggiori profitti e di migliore efficienza ma anche di una crescita qualitative e di una organizzazione produttiva e sociale che valorizzi la persona, che tuteli sempre la sua dignità, che rafforzi la coesione sociale. E’ compito che coinvolge il vostro impegno quotidiano. Le funzioni dirigenti private e pubbliche, dei servizi essenziali, dei settori emergenti sono una nervatura essenziale di una società che voglia restare protagonista del proprio futuro. Si tratta dell’alleanza del lavoro, premessa, nella nostra Costituzione, del carattere universale di diritti della persona, e nel contempo dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale, paradigma del nostro modello di vita. Un’alleanza che deve saper guardare al futuro e quindi ai giovani.
L’Europa è la dimensione, lo spazio in cui pensarsi e agire. La consapevolezza di questa realtà è condizione per rinsaldare quel modello sociale europeo a cui nessuno intende rinunciare e per sostenere il quale occorrono scelte conseguenti da parte delle istituzioni. Vi auguro di affrontare le sfide che ci attendono con tutta la grande energia e l’alta fiducia di cui siete capaci”.
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