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  • Napoli - Martedì 29 Settembre 2026

Mazzette, caporalato e calcestruzzo depotenziato nei cantieri Tav Napoli-Bari: 20 misure cautelari

L'inchiesta della Procura partenopea svela un sistema di corruzione per le tratte ad alta velocità. Tangenti nascoste nei panettoni natalizi, rifiuti con amianto e operai egiziani costretti a turni fino a 20 ore.

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Un sistema capillare di corruzione, frodi nelle forniture pubbliche e sfruttamento del lavoro è stato smantellato dalla Procura della Repubblica di Napoli nell'ambito di un'imponente inchiesta sui cantieri per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari.

I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un'ordinanza emessa dal gip partenopeo che dispone 20 misure cautelari personali e interdittive — tra cui 10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria e vari provvedimenti di sospensione dal pubblico servizio — contestando a vario titolo reati di corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L'attività investigativa, coordinata dal pm Henry John Woodcock, ha concentrato i propri riflettori sulle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano, portando alla luce un collaudato meccanismo di mazzette scambiate tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

In cambio di agevolazioni nell'assegnazione delle commesse, nella contabilizzazione delle opere e nell'accelerazione dei pagamenti, i tecnici e i funzionari pubblici avrebbero ricevuto un'ampia gamma di utilità: somme in contanti fino a 10mila euro occultate dentro scatole di panettoni, biscotti natalizi e persino plichi mascherati con la dicitura "Durc", oltre a orologi di lusso, soggiorni a Roccaraso, l'uso di una Porsche Macan per le vacanze, imbarcazioni con skipper e assunzioni di familiari.

Di estrema gravità le risultanze relative alla sicurezza strutturale dell'opera. Nel cantiere di Grottaminarda, le analisi di carotaggio effettuate sul calcestruzzo non ancora ultimato hanno evidenziato indici di resistenza significativamente inferiori a quelli previsti dal progetto (con valori scesi fino a 29 N/mm² causa errato dosaggio degli additivi e aggiunta d'acqua), determinando il blocco temporaneo delle lavorazioni.

Gli accertamenti hanno inoltre rilevato l'irregolare smaltimento di materiali di scavo contenenti tracce di amianto, fatti passare come rifiuti non pericolosi, e la creazione di provviste di denaro contante tramite l'emissione di fatture per operazioni inesistenti.

A completare il quadro è il filone sullo sfruttamento della manodopera. Nel medesimo cantiere è stata accertata la presenza di 34 lavoratori di nazionalità egiziana sottoposti a condizioni di gravissimo degrado: turni di lavoro estenuanti che raggiungevano anche le 20 ore consecutive con sole 3 o 4 ore di riposo, paghe ampiamente inferiori ai minimi salariali contrattuali, violazioni delle norme sulla sicurezza e irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla formazione obbligatoria.

Parallelamente all'esecuzione delle misure personali, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo dei beni e delle somme costituenti il profitto dei reati di corruzione.

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