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  • Roma - Giovedì 28 Maggio 2026

Medio Oriente, Axios: "Intesa Usa-Iran vicina, ma manca l'ok di Trump". Netanyahu: "Le Idf occupino il 70% di Gaza"

Aumentano le tensioni a Gaza e lungo il confine libanese, Israele intensifica le operazioni militari contro Hezbollah e l'Iran.

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Secondo quanto rivelato in anteprima dalla testata giornalistica statunitense Axios, gli Stati Uniti e l'Iran avrebbero raggiunto un accordo formale su un memorandum d'intesa strategico, strutturato per estendere il cessate il fuoco per una durata di 60 giorni e parallelamente avviare i negoziati ufficiali sul programma nucleare di Teheran.

La proclamazione ufficiale dell'intesa bilaterale per porre fine alle ostilità, riaprire le rotte dello Stretto di Hormuz e arginare le ambizioni atomiche della Repubblica Islamica potrebbe essere calendarizzata per domenica 31 maggio.

Al completamento del percorso manca tuttavia il via libera definitivo e vincolante da parte del presidente Donald Trump, che avrebbe richiesto una breve finestra temporale di alcuni giorni per esaminare i contenuti del testo prima di esprimere la propria posizione ufficiale.

Il documento prevede che il transito marittimo commerciale all'interno dello Stretto di Hormuz debba svolgersi senza alcuna limitazione, imponendo a Teheran la rimozione di tutti gli ordigni e le mine navali entro un termine di 30 giorni. Specularmente, Washington si impegna a revocare il blocco navale in modo proporzionale al ripristino della sicurezza dei traffici.

Sul piano nucleare, l'Iran sottoscriverà l'impegno a non sviluppare armamenti atomici, accettando di inserire nelle prime sessioni negoziali lo smaltimento del proprio uranio arricchito. In cambio, l'amministrazione americana discuterà l'allentamento del regime sanzionatorio, lo sblocco parziale dei patrimoni finanziari congelati e la creazione di corridoi di assistenza umanitaria.

Ali Bagheri Kani, vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha però irrigidito i toni esigendo la restituzione integrale e incondizionata dei beni bloccati all'estero. Nonostante l'avanzamento dei colloqui, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato nuove severe sanzioni contro la Persian Gulf Strait Authority e l'intenzione di precludere ai vettori aerei di Teheran i diritti di atterraggio, rifornimento e vendita. "L'economia e la valuta iraniane sono in caduta libera", ha sottolineato Bessent sui canali social.

Dal canto suo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha replicato ai media di Stato che l'Iran "non persegue una diplomazia umiliante", aggiungendo che "se ci opponiamo alla potenza più forte del mondo, dobbiamo accettare le difficoltà" e sopportare le pressioni economiche. Pezeshkian ha inoltre espresso sorpresa per la tenuta del governo a oltre 80 giorni dall'inizio del conflitto, accusando Israele di alimentare l'instabilità.

Sulle prospettive temporali è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, ipotizzando a Dritto e rovescio su Retequattro che la trattativa tra Washington e Teheran "finirà secondo me prima di quando finirà la trattativa che non è neanche iniziata in realtà tra Russia e Ucraina", definendo il quadro ucraino decisamente più stratificato.

Se sul versante iraniano si muovono le diplomazie, all'interno della Striscia di Gaza si registra una marcata accelerazione delle operazioni militari. Durante un'allocuzione pronunciata davanti alla Ein Prat Leadership e trasmessa dall'emittente televisiva Channel 12, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato di avre impartito precise direttive alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) per assumere il controllo di quasi tre quarti dell'enclave palestinese. "Al momento, controlliamo pienamente il 60% del territorio della Striscia di Gaza... e la mia direttiva è di arrivare al... 70%", ha esplicitato il capo del governo.

Di fronte alle sollecitazioni della platea che invocava la conquista del "100%" dell'area, Netanyahu non ha escluso lo scenario a lungo termine, ribadendo un approccio graduale: "Prima il 70%, inizieremo da lì".

Sul fronte interno, il premier ha affrontato anche il nodo dell'estensione dell'arruolamento per i giovani ultraortodossi durante una visita alla Brigata Hashmonaim, avvertendo: ''Rispetto il mondo della Torah, ma chiunque non la studi deve arruolarsi nell'esercito''. La tensione sul campo resta altissima a causa di ripetuti scambi di colpi e violazioni della tregua. Il comando statunitense del Centcom ha documentato il lancio notturno di droni e di un missile balistico verso il Kuwait da parte dell'Iran, intercettato dalle difese locali.

I militari Usa sono intervenuti distruggendo quattro droni d'attacco nello Stretto di Hormuz e colpendo una stazione di terra dei pasdaran a Bandar Abbas: fonti del Pentagono hanno qualificato i raid come "azioni di autodifesa" e interventi "volti a mantenere il cessate il fuoco". I Guardiani della Rivoluzione hanno smentito la presenza di danni strutturali e hanno rivendicato il fermo di due mercantili che navigavano a fari spenti nel Golfo, avvertendo su Sepah News che "se questa azione si ripeterà, l'esercito statunitense dovrà affrontare una risposta decisa".

Nel frattempo, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha ribadito che "l'esercizio della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz è ormai saldamente consolidato", mentre il leader supremo Ayatollah Mojtaba Khamenei, parlando in occasione dell'anniversario dell'Assemblea consultiva, ha dovuto denunciare il "piano cieco del nemico" volto a frammentare il tessuto sociale della nazione.

Sul fronte informatico, l'osservatorio Netblocks ha rilevato il parziale ripristino della rete internet nel Paese dopo tre mesi di blackout, sebbene permanga un filtraggio web "simile a quello verificatosi nel periodo intercorso tra le proteste di gennaio e l'inizio della guerra".

Parallelamente, si aggrava la crisi sul confine libanese. L'aviazione israeliana ha colpito oltre 135 obiettivi legati a Hezbollah nella Valle della Beqaa, a Tiro e nella periferia di Beirut, dove l'obiettivo designato era un comandante delle unità missilistiche della milizia sciita. Gli attacchi nel distretto di Sidone hanno provocato la morte di sei persone, tra cui due minori, mentre sul fronte opposto l'esplosione di due droni di Hezbollah in un'area militare settentrionale ha ucciso la soldatessa ventenne Rotem Yanai.

La dura replica del premier libanese Nawaf Salam ha stigmatizzato i bombardamenti e gli ordini di evacuazione impartiti dall'Idf nel sud del Paese, definendoli "una punizione collettiva, condannata da tutte le norme e le leggi internazionali".

Da Cipro, anche l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha espresso forte pessimismo: "Il cessate il fuoco in Libano sembra diventare ogni giorno più puramente formale. Il ritorno a una guerra su vasta scala è una possibilità concreta".

Il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, intervenendo a margine del Consiglio informale dei ministri degli Esteri europei a Limassol, ha rilanciato un appello alla de-escalation: "Il tema Libano è fondamentale, bisogna ridurre gli attacchi sia da parte israeliana - oggi c'è stato l'attacco a Beirut - sia da parte di Hezbollah". Il ministro ha confermato lo stanziamento di fondi della cooperazione italiana per sostenere le popolazioni civili del sud e ha evidenziato la necessità di tutelare il contingente Unifil, rafforzando l'esercito regolare libanese per disarmare le milizie e "costruire uno stato libanese libero dai diktat fondamentalisti". Tajani ha poi concluso ribadendo che "in Libano serve moderazione sia da parte di Israele sia da parte di Hezbollah" per scongiurare un allargamento del conflitto, precisando tuttavia che "alla fine la parola definitiva spetterà agli Stati Uniti e all'Iran".

Una prontezza al combattimento confermata anche dal portavoce delle Idf, Effie Defrin, che ha chiosato: "Non ci tireremo indietro su nessun fronte e siamo pronti a tornare a combattere contro il regime del terrore iraniano, se necessario".

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