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- Roma - Martedì 26 Maggio 2026
Medio Oriente, Khamenei: "Gli Usa non avranno più un punto sicuro per le loro malefatte"
Mentre si intensificano i raid dell'Idf nel Libano meridionale, con pesanti scontri a nord del fiume Litani e dodici vittime civili a Mashghara, il braccio di ferro diplomatico si sposta sui fondi congelati in Qatar. Il segretario di Stato americano lancia un ultimatum sullo Stretto di Hormuz, ma la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei avverte Washington: finita l'epoca delle basi protette.
I fragili tentativi di mediazione internazionale tra la Casa Bianca e la Repubblica Islamica continuano a scontrarsi con una drammatica escalation militare sul campo, trasformando i canali diplomatici in un terreno di scontro totale. L'epicentro della crisi si sposta nuovamente sul piano della propaganda e delle minacce balistiche, in coincidenza con il messaggio religioso per il pellegrinaggio annuale alla Mecca.
"L'ago della lancetta del tempo non torna indietro e le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane. L'America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l'installazione di basi militari nella regione", ha scandito la Guida Suprema Mojtaba Khamenei attraverso i canali ufficiali dell'agenzia giornalistica Tasnim.
Il leader teocratico ha ereditato una complessa transizione di potere, ma ha optato per parole d'acciaio, esaltando la forza militare dei propri reparti: "L'arma di Allah il Grande ha dato tale forza e potere alla nazione iraniana che, dopo il devastante evento del martirio del grande leader, il figlio del successore del Santo Profeta, il Grande Ayatollah Seyyed Ali Hosseini Khamenei, per mano dei malvagi del mondo odierno, egli ha ricevuto una missione divina".
Nel testo, Khamenei lancerà un chiaro avviso ai rivali, sottolineando come "I valorosi combattenti e le forze armate che si sacrificano, affidandosi al Signore Divino e mediante i loro missili e droni sulla terra, in aria e in mare, hanno scagliato le loro armi contro il Grande Satana, ossia l'America, e il suo animale addestrato, il regime sionista, e hanno visto con i loro occhi la promessa divina sincera della vittoria dei combattenti per la causa di Dio".
A stretto giro, i Pasdaran hanno dichiarato l'abbattimento di un velivolo spia statunitense in fase di penetrazione nello spazio aereo nazionale, proprio mentre i vertici delle forze armate iraniane tracciavano i contorni di una rappresaglia a lungo raggio. Il portavoce militare Abolfazl Shekarchi ha infatti avvertito che qualsiasi passo falso degli avversari innescherà una reazione di proporzioni inedite: "Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti. La nostra risposta andrà oltre la regione - l'obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l'Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione".
Shekarchi ha poi ribadito i piani di difesa per le rotte marittime del Golfo Persico, confermando che "L'Iran è pronto per una nuova guerra e ha individuato l'obiettivo in caso di aggressione da parte degli Stati Uniti e del regime sionista", aggiungendo la promessa di una controffensiva non convenzionale: "Daremo una risposta più intensa, più pesante e più forte a qualsiasi aggressione e, se il nemico entrerà nella regione per combattere, dovrà affrontare una risposta sorprendente e nuove tattiche da parte dell'Iran e il conflitto si estenderà oltre i confini della regione".
Sul fronte della stabilità dei mercati, l'alto ufficiale ha chiosato: "L'Iran controllerà con decisione lo Stretto di Hormuz per garantire l'economia e il commercio internazionali lungo la via navigabile".
La risposta di Washington non si è fatta attendere, giungendo direttamente dall'Asia dove il capo della diplomazia americana si trova per impegni istituzionali. Il segretario di Stato Marco Rubio ha usato toni perentori sulla libertà di navigazione, senza però sbarrare la strada alle trattative: "Lo Stretto di Hormuz deve essere aperto. Verrà aperto in un modo o nell'altro, quindi deve essere aperto", ha scandito da Jaipur, definendo il blocco navale come "illegittimo, è illegale, è insostenibile per il mondo, è inaccettabile".
Nonostante i recenti raid preventivi lanciati dal Centcom contro i depositi di mine e le rampe missilistiche nella zona dell'isola di Larak per proteggere i contingenti alleati, Rubio mantiene aperto uno spiraglio: "Un accordo con l'Iran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi statunitensi contro siti missilistici nel sud del Paese".
L'esponente del governo americano guarda con attenzione ai progressi registrati a Doha dal presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, incentrati sullo sblocco di un pacchetto di 24 miliardi di dollari congelati: "Oggi si sono tenute alcune discussioni in Qatar, quindi vedremo se riusciremo a compiere progressi. Penso che le discussioni ruotino molto attorno alla formulazione precisa del testo iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni. Il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo".
Mentre i palazzi della politica trattano sulle clausele finanziarie, il terreno di scontro reale si infiamma nel vicino Libano. Un violento attacco dell'aviazione dello Stato ebraico sulla località meridionale di Mashghara ha provocato il crollo di diversi edifici e il decesso di dodici civili. Le milizie filoiraniane di Hezbollah hanno risposto ingaggiando duri combattimenti ravvicinati con le truppe d'élite israeliane a nord del fiume Litani, nel distretto di Nabatiyé, superando la linea della zona cuscinetto provvisoria con un massiccio impiego di artiglieria, ordigni guidati e droni suicidi. I comandi dell'Idf hanno replicato diffondendo ordini di sgombero immediati alla popolazione locale, invitando i residenti a spostarsi d'urgenza oltre l'argine del corso d'acqua Zahrani per evitare di rimanere coinvolti nelle imminenti operazioni di bonifica antiterrorismo.
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