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- Roma - Martedì 26 Maggio 2026
Medio oriente, media: truppe delle Idf oltre la linea gialla in Libano, scontri con Hezbollah
La tensione cresce anche nel Golfo Persico dopo il raid di autodifesa statunitense nel sud dell'Iran, l'abbattimento di un velivolo americano da parte dei Pasdaran e l'esplosione di una petroliera al largo dell'Oman, mentre la diplomazia di Washington tenta l'ultimo aggancio politico a Doha.
Lo scenario geopolitico del Medio Oriente registra una repentina e pericolosa accelerazione della crisi su più fronti caldi, portando il livello dello scontro a una soglia critica tra operazioni di terra e incidenti aeronavali.
Secondo le emittenti televisive israeliane Channel 12 e Ynet, i soldati dell'Idf già posizionati nel Libano meridionale hanno avviato negli ultimi giorni precise incursioni terrestri superando il fiume Litani e spingendosi oltre la cosiddetta "linea gialla" della tregua armata, con il chiaro obiettivo tattico di respingere le milizie di Hezbollah e neutralizzare le postazioni di lancio dei droni esplosivi.
La risposta dei miliziani sciiti non si è fatta attendere, con l'Orient Le Jour che riporta violenti combattimenti ravvicinati, colpi d'artiglieria e l'uso di droni kamikaze nel distretto di Nabatiyé, in corrispondenza della località di Zaoutar el-Sharqiyé.
Nel frattempo, l'esercito israeliano ha imposto l'evacuazione immediata e lo spostamento a nord del fiume Zahrani per i civili delle aree colpite, lanciando un durissimo monito ai residenti di Mashghara e Sahmar: “Per la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente le vostre case e dirigervi a nord verso la regione della Beqa'a. Chiunque si trovi in prossimità di individui o infrastrutture di Hezbollah, mette a repertorio la propria vita”.
Il bilancio provvisorio dei raid aerei su Mashghara parla già di almeno 12 vittime recuperate dai soccorritori locali. Parallelamente, la tensione ha raggiunto livelli di guardia nel Golfo Persico, dove le forze del Centcom statunitense hanno condotto attacchi d'autodifesa nell'Iran meridionale colpendo rampe missilistiche e imbarcazioni che tentavano di posizionare mine nei pressi dell'isola di Larak, provocando quattro morti.
Il portavoce del Centcom, Timothy Hawkins, ha specificato alla Cnn che “le forze americane hanno condotto attacchi di autodifesa nell'Iran del sud per proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”, precisando che “fra gli obiettivi figuravano un siti per il lancio di misisli e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine. Continueremo a difendere le truppe pur se con moderazione durante il cessate il fuoco”.
La reazione di Teheran si è concretizzata nell'abbattimento, rivendicato dai Pasdaran, di un drone militare statunitense che stava violando lo spazio aereo nazionale e in una serie di durissimi proclami politici.
La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel suo messaggio ufficiale per l'Hajj diffuso dall'agenzia Tasnim, ha inviato un chiaro avvertimento a Washington: “L'ago della lancetta del tempo non torna indietro e le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane. L'America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l'installazione di basi militari nella regione”.
Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Abolfazl Shekarchi, portavoce delle Forze Armate iraniane, il quale ha minacciato di estendere le ostilità bloccando le rotte commerciali marittime. “Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti. La nostra risposta andrà oltre la regione – ha avvertito il militare – L'obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l'Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione”.
Un rischio, quello del sabotaggio marittimo, drammaticamente confermato dalla segnalazione dell'United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto) relativa a un'esplosione esterna avvenuta sulla linea di galleggiamento di una petroliera al largo di Muscat, in Oman, che ha provocato una perdita di carburante in mare.
Nonostante il quadro infuocato, i canali diplomatici rimangono parzialmente attivi. Da Jaipur, in India, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha mantenuto una linea ferma ma aperta al dialogo. “Lo Stretto di Hormuz deve essere aperto. Verrà aperto in un modo o nell'altro, quindi deve essere aperto – ha scandito Rubio definendo le azioni iraniane illegittime e inaccettabili – Un accordo con l'Iran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi statunitensi contro siti missilistici nel sud del Paese”.
Il capo della diplomazia statunitense ha confermato l'esistenza di fitti colloqui di mediazione in Qatar per la definizione del testo iniziale, concludendo che “il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo”.
Uno spiraglio confermato anche da Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento di Teheran, che ha definito complessivamente positivi i progressi nei negoziati indiretti a Doha, focalizzati sulla stesura di un memorandum d'intesa che prevede, come contropartita finanziaria, lo sblocco di ben 24 miliardi di dollari di fondi iraniani attualmente congelati nelle banche internazionali.
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