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Notte di esplosioni senza precedenti da Teheran a Shiraz. Mentre il regime esorta i giovani a fare da scudi umani, il Times rivela lo stato di incoscienza della Guida Suprema. Alta tensione anche in Iraq con attacchi al consolato americano.
Notte di esplosioni senza precedenti da Teheran a Shiraz. Mentre il regime esorta i giovani a fare da scudi umani, il Times rivela lo stato di incoscienza della Guida Suprema. Alta tensione anche in Iraq con attacchi al consolato americano.
Una massiccia ondata di attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti ha colpito nella notte l'intero territorio iraniano, scatenando il caos nelle principali città e nelle aree strategiche del Paese.
Forti esplosioni, definite dai media locali come “senza precedenti”, sono state udite a Teheran, Karaj e Shiraz, mentre la provincia di Isfahan è stata teatro di raid mirati nei pressi dell'aeroporto di Kashan e di un deposito di munizioni a sud del capoluogo.
Le autorità di Qom hanno confermato che i bombardamenti hanno interessato aree esterne al perimetro urbano, ma le informazioni restano frammentarie: fonti locali parlano di esplosioni nei quartieri centrali della capitale e nel sito militare sensibile di Parchin, storicamente legato ai programmi missilistici e nucleari.
La tensione è giunta al culmine con la notizia bomba lanciata dal quotidiano britannico Times, secondo cui la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe ricoverato a Qom in stato di incoscienza. Il giornale, citando un memorandum diplomatico basato su intelligence occidentale, riferisce che “Khamenei sarebbe in condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”.
In questo scenario di estrema fragilità istituzionale, il governo di Teheran ha lanciato un appello disperato alla popolazione in vista della scadenza dell'ultimatum del presidente USA Donald Trump, che ha minacciato la distruzione delle infrastrutture energetiche.
Il regime ha esortato “tutti i giovani, atleti, artisti, studenti, professori” a formare catene umane intorno alle centrali elettriche per fungere da scudi umani, promettendo al contempo “devastanti ritorsioni” contro ogni aggressione.
La psicosi si è estesa rapidamente: l'Arabia Saudita ha chiuso il ponte con il Bahrein, mentre Israele ha inviato messaggi diretti ai civili iraniani sconsigliando l'uso dei treni e la vicinanza alle linee ferroviarie fino a sera.
Il conflitto ha varcato i confini iraniani investendo pesantemente la Regione del Kurdistan iracheno. Ad Erbil, capitale del governatorato, un drone è precipitato su un quartiere residenziale provocando morti e feriti tra i civili. I sistemi di difesa aerea hanno intercettato altri velivoli senza pilota diretti verso l'aeroporto internazionale, ma l'episodio più grave ha riguardato la sede diplomatica statunitense: secondo fonti di sicurezza, anche “l'edificio del Consolato americano ad Erbil è stato oggetto di un tentativo di attacco con droni, prontamente sventato senza provocare perdite”.
Nonostante il tentativo ufficiale di Teheran di minimizzare l'entità dei danni, parlando di obiettivi situati “fuori dai confini della città” e in zone non abitate, la portata delle incursioni suggerisce una sistematica degradazione delle capacità difensive e infrastrutturali del Paese.
Gli attacchi si inseriscono nel quadro del conflitto diretto tra l'Iran e l'asse formato da Israele e Stati Uniti, con raid che ormai colpiscono sistematicamente siti missilistici e infrastrutture vitali, mentre la popolazione civile si ritrova schiacciata tra la minaccia dei bombardamenti e le richieste di sacrificio estremo avanzate da un regime apparso mai così vacillante.
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