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  • Roma - Venerdì 21 Agosto 2026

Migranti, Meloni: "Il nuovo Patto Ue sull'asilo è una svolta positiva per l'Italia"

I chiarimenti di Palazzo Chigi su Bruxelles e sull'intesa con Washington. La premier replica all'opposizione: "Da Schlein solo propaganda".

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Il dossier migratorio e il riassassetto delle relazioni internazionali infiammano il dibattito politico, con Palazzo Chigi che rivendica i risultati ottenuti in ambito europeo e replica alle accuse delle opposizioni.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui propri canali social per difendere la linea del governo sul nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, finito al centro delle critiche per i trasferimenti dei cosiddetti "dublinanti" verso l'Italia da parte di Paesi come Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia e Olanda.

"È proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l’Italia. Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati", ha dichiarato la premier sui social.

La leader del governo ha poi attaccato direttamente la segretaria del Partito Democratico: "Elly Schlein parla di 'boomerang' e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra las questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro".

Rivendicando la fermezza dell'esecutivo rispetto alle regole precedenti, la presidente del Consiglio ha sottolineato l'operato delle istituzioni italiane negli ultimi mesi: "Riguardo alla situazione precedente a queste modifiche, questo governo ha contrastato l’applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e infatti, dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo Governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano".

In merito all'alternativa politica, Meloni ha poi aggiunto: "Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori".

Sul fronte estero, la premier ha affrontato il tema dei rapporti con il presidente statunitense Donald Trump in un'intervista rilasciata al New York Times, ammettendo un raffreddamento nelle interazioni bilaterali: "È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente".

Rivelando di non parlare con il leader americano da diverse settimane, alla domanda su un possibile contatto dopo la pausa estiva ha risposto "Beh, vedremo", per poi precisare: "Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali".

Nel corso dell'intervista al quotidiano statunitense, la leader di Fratelli d'Italia ha rivendicato lo stile della propria condotta politica e comunicativa: "Sono una persona che si impone delle regole. La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c’è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito. Credo che la gente veda la differenza. Capiscono quando qualcosa non è vero, è falso, e credo che questo sia il più grande errore che un politico possa commettere".

Spazio infine ai temi del linguaggio e della visione di Paese. Sulla questione del linguaggio inclusivo e delle declinazioni istituzionali, la premier ha affermato: "Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei ministri. Questa è uguaglianza, non essere chiamata 'la presidente'". Concludendo la sua riflessione sulle ambizioni nazionali, Meloni ha ribadito la volontà di realizzare "la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: una rivoluzione dell’orgoglio", aggiungendo: "Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre. Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti. Un 'no' è una delle cose che più mi mobilita".

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