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  • Roma - Giovedì 1 Ottobre 2026

Migranti, via libera del Consiglio Ue alle nuove norme sui rimpatri: sanzioni e hub in Paesi extra-europei

Approvato in via definitiva il pacchetto che integra il Patto sulla migrazione e l'asilo. Si punta a velocizzare le espulsioni con un ordine europeo unico e centri di rimpatrio in Paesi terzi.

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Una stretta decisa sulle procedure di espulsione e la creazione di strumenti comuni per incrementare l'efficacia dei provvedimenti di allontanamento: il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera definitivo alle nuove norme sui rimpatri, una riforma strategica che consentirà agli Stati membri di "trasferire le persone prive del diritto di soggiorno nell’Ue, e nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rimpatrio, in hub per i rimpatri istituiti in paesi terzi". 

Come precisato nel comunicato diffuso dall'Unione europea, le disposizioni — destinate a entrare in vigore nelle prossime settimane dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale — "integrano il patto sulla migrazione e l’asilo e contribuiranno alla sua efficace attuazione".

Il testo sottolinea che "le norme forniscono agli Stati membri ulteriori strumenti per attuare i rimpatri e offrono loro la possibilità di istituire centri di rimpatrio in paesi extra-Ue. Tutte le misure relative ai rimpatri devono essere attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali". Il provvedimento nasce dalla necessità di superare le attuali criticità operative nell'esecuzione delle espulsioni.

"Circa due persone su tre destinatarie di ordine di lasciare l’Ue di fatto non partono. Le norme riviste sui rimpatri, adottate oggi, aiuteranno gli Stati membri a eseguire i rimpatri in modo rapido ed efficace. Questo è fondamentale per garantire un approccio comune alla gestione della migrazione nell’ambito del Patto sulla migrazione e l’asilo", ha dichiarato il ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e della Migrazione, Jim O’Callaghan, a nome della presidenza di turno del Consiglio.

La nuova disciplina introduce l'Ordine europeo di rimpatrio, un modello unico per standardizzare le decisioni e favorire lo scambio informativo tra Paesi membri, imponendo al contempo precise responsabilità in capo ai destinatari. I cittadini di Paesi terzi non autorizzati a soggiornare nell'Unione avranno l'obbligo di collaborare con le autorità; in caso contrario scatteranno sanzioni quali il taglio di sussidi e indennità, la revoca degli incentivi per il rientro volontario, sanzioni amministrative o penali secondo le singole legislazioni nazionali.

Strette specifiche sono previste anche sui profili ritenuti pericolosi per la sicurezza, per i quali sarà possibile disporre il divieto di ingresso a tempo indeterminato e estendere il trattenimento oltre i 24 mesi.

Per quanto riguarda l'operatività degli hub extra-Ue, la nota precisa che il trasferimento "richiede la definizione di un accordo o di un’intesa con il paese terzo in questione" e che "tali accordi o intese potranno essere conclusi solo con paesi terzi che rispettino gli standard internazionali in materia di diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento".

Bruxelles ha inoltre chiarito che "i minori non accompagnati sono esclusi da tali accordi o intese".

Se le clausole relative agli hub esterni saranno applicabili da subito, altre norme procedurali necessiteranno di un periodo transitorio di un anno prima di entrare pienamente in vigore.

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