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- Roma - Lunedì 5 Ottobre 2026
Neuroscienze, scoperti i sei ritmi del cervelletto: la firma italiana sulla copertina di Nature Reviews
Lo studio coordinato dalla Fondazione Santa Lucia Irccs svela come la struttura cerebrale regoli movimento, apprendimento ed emozioni attraverso frequenze specifiche, aprendo la strada a terapie personalizzate.
Il cervelletto non si limita a coordinare i movimenti del corpo, ma opera come una complessa orchestra ritmica in grado di influenzare memoria, funzioni cognitive e sfera emotiva.
A fare luce sui meccanismi di questa struttura cerebrale è uno studio italiano coordinato da Giacomo Koch, neurologo e vicedirettore scientifico della Fondazione Santa Lucia Irccs, guadagnatosi la copertina dell'edizione di ottobre della prestigiosa rivista Nature Reviews Neuroscience.
La ricerca, firmata insieme a Danny Adrian Spampinato, Annibale Antonioni ed Egidio D'Angelo, sintetizza la letteratura scientifica più recente proponendo un modello analitico strutturato su tre assi principali: frequenza, funzione e modulazione.
Come illustra Spampinato, primo autore del lavoro: "Secondo la nostra analisi il cervelletto si descrive con un modello a tre assi: frequenza, funzione e modulazione. Nello studio abbiamo sintetizzato quali ritmi nascono nel cervelletto, a cosa servono e come si possono influenzare dall’esterno".
Nel dettaglio, gli studiosi hanno mappato sei distinte bande di frequenza, attribuendo a ciascuna una precisa mansione nei circuiti cerebellari. Le oscillazioni ad altissima frequenza (tra 160 e 260 Hz) garantiscono il ricalcolo delle previsioni in manciate di millisecondi, consentendo ad esempio correzioni motorie fulminee come quelle di un atleta di fronte a una traiettoria imprevista.
Le frequenze gamma (30-80 Hz) coordinano la correzione degli errori in sinergia con la corteccia motoria, mentre i ritmi beta stabilizzano i modelli predittivi interni. Infine, le bande alfa, theta e delta intervengono rispettivamente nei processi sensoriali e attentivi, nella plasticità neuronale e nell'apprendimento, oltre che nella scansione temporale dei segnali di errore.
Questa rete di impulsi non resta confinata nel cervelletto: attraverso il talamo, le frequenze si propagano verso i gangli della base e le cortecce motoria, parietale e prefrontale, spiegando l'impatto dell'organo su processi emotivi e cognitivi. Una mappa dettagliata che promette di rivoluzionare i protocolli di neuromodulazione non invasiva, consentendo di agire in modo mirato sulle singole frequenze anziché stimolare indistintamente l'area cerebrale.
"Vediamo tre prospettive per il futuro", sottolinea Koch. "La prima è la personalizzazione della stimolazione sul profilo ritmico del singolo paziente. La seconda sono i sistemi a circuito chiuso, capaci di rilevare in tempo reale i ritmi patologici e di intervenire in fase con essi. La terza sono le nuove tecnologie come l’interferenza temporale e gli ultrasuoni focalizzati, in grado di raggiungere in modo non invasivo le strutture cerebellari più profonde".
L'obiettivo finale punta dunque a superare i trattamenti standardizzati per approdare a soluzioni di precisione per disturbi motori, neurodegenerativi e patologie psichiatriche. Come sintetizza Koch: "Capire quale ritmo fa cosa ci permette di passare da stimolazioni generiche a interventi di precisione, accordati su ciascun paziente".
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