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- Roma - Martedì 6 Ottobre 2026
Nucleare modulare e metalli da recuperare: la doppia sfida dell’Agenzia Industrie Difesa
Lo stabilimento di Noceto, nel Parmense, al centro degli studi sui piccoli reattori. A Firenze, un progetto con Leonardo punta a recuperare materie prime preziose dalle apparecchiature militari dismesse.
di Redazione
Una scheda elettronica può aver concluso il proprio servizio e conservare ancora un valore. Nei circuiti e nei componenti restano metalli che, attraverso il recupero, potrebbero tornare a disposizione dell’industria. È da questa possibilità che parte uno dei progetti dell’Agenzia Industrie Difesa, impegnata anche a studiare l’impiego del nucleare modulare per il fabbisogno energetico dei propri stabilimenti.
A delineare le prospettive è Fiammetta Salmoni, direttrice generale dell’Aid,(NELLA FOTO) in un’intervista al Corriere della Sera. Le iniziative rientrano nel percorso di riqualificazione dei nove siti dell’Agenzia, una rete produttiva che comprende attività farmaceutiche, lavorazioni industriali e gestione delle munizioni.
A Firenze, il progetto con Leonardo riguarda il recupero delle materie prime contenute nell’elettronica militare destinata allo smaltimento. Lo Stabilimento chimico farmaceutico militare è il luogo individuato per sviluppare un’attività che potrebbe restituire alla filiera nazionale materiali provenienti da schede, chip e altri componenti dismessi.
Secondo i documenti dell’Agenzia richiamati nell’intervista, una tonnellata di schede elettroniche militari può contenere tra 100 e 300 grammi d’oro, oltre ad argento, palladio, rame, stagno, nichel e tantalio. Il valore industriale dell’operazione dipenderà dalle quantità effettivamente recuperabili e dall’efficienza dei processi utilizzati.
Tra i materiali di interesse figura anche il gallio, presente nei moduli dei radar più avanzati. Nella prospettiva illustrata da Salmoni, recuperarne una parte in Italia potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dalle forniture estere. La gestione delle apparecchiature a fine vita diventerebbe così anche un’opportunità per rafforzare l’approvvigionamento di risorse utili alla produzione.
Sul fronte energetico, l’attenzione si concentra su Noceto, in provincia di Parma, indicato come possibile sede per sperimentare i piccoli reattori nucleari modulari, conosciuti come Small Modular Reactors.
Lo stabilimento è specializzato nella demilitarizzazione delle munizioni: un’attività che richiede energia per trattare e distruggere in sicurezza materiali non più utilizzabili. Lo studio promosso dalla direttrice prende le mosse dall’analisi dei consumi, per valutare dove questa tecnologia potrebbe trovare applicazione.
L’ipotesi compare nel piano industriale dell’Agenzia. Nell’intervista viene menzionato anche Baiano di Spoleto, altro sito caratterizzato da lavorazioni energivore, tra le realtà considerate nelle valutazioni.
Le stime interne riportate mettono a confronto un fabbisogno complessivo dei nove stabilimenti di circa 21 gigawattora l’anno con una produzione potenziale di circa 394 gigawattora annui, associata alla soluzione nucleare da 50 megawatt presa in esame. Sono dati riferiti a uno scenario progettuale, la cui realizzazione richiederebbe verifiche tecniche, economiche e autorizzative.
Una produzione superiore ai consumi dell’Aid potrebbe consentire, secondo la prospettiva descritta, anche la cessione dell’elettricità eccedente. La possibilità resta legata allo sviluppo concreto del progetto e alle condizioni del suo eventuale funzionamento.
Energia e recupero dei materiali aprono dunque due percorsi per il futuro degli stabilimenti. Da una parte, la ricerca di nuove soluzioni per alimentare le lavorazioni; dall’altra, la possibilità di ricavare risorse da ciò che oggi arriva a fine impiego. Il passaggio decisivo sarà trasformare queste ipotesi in attività capaci di dimostrare sostenibilità e risultati industriali.
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