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  • Palermo - Giovedì 15 Ottobre 2026, 15:10

Oltre quattro italiani su dieci sopra il peso forma: dalla ricerca genetica nuove prospettive per l'obesità infantile

I rilievi delle sorveglianze Iss registrano un peggioramento delle condizioni di sovrappeso al Sud e tra la popolazione anziana. Studio dell'Università Vanvitelli presentato al congresso Sio evidenzia l'azione combinata di gruppi di geni nei giovanissimi.

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Il bilancio delle condizioni di peso della popolazione italiana rivela un quadro epidemiologico complesso. Secondo le ultime rilevazioni dei sistemi di sorveglianza Passi e Passi d'Argento coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) per il biennio 2024-2025, il 43% degli adulti e il 54% degli ultrasessantacinquenni risulta in condizioni di sovrappeso o di obesità.

I dati indicano che circa il 32% del campione adulto rientra nella fascia di sovrappeso e oltre il 10% in quella di obesità, con percentuali più elevate nelle regioni meridionali: i valori più alti si concentrano in Campania (13%), Molise (13%) e Calabria (12%), a fronte di percentuali inferiori al 2% registrate in Valle d'Aosta, Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano.

Tra la popolazione over 65 la quota maggiore di obesità si riscontra in Molise (19%), seguito da Campania (17%) e Sicilia (16%), mentre i valori più bassi si rilevano in Valle d'Aosta, Provincia Autonoma di Trento e Piemonte.

La criticità riguarda anche la fascia d'età pediatrica: la rilevazione OKkio alla Salute dell'Iss segnala infatti che il 19% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità.

In occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana dell'Obesità (Sio) in corso a Palermo, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dall'Università della Campania Luigi Vanvitelli.

Lo studio, coordinato da Emanuele Miraglia del Giudice, ordinario di Pediatria, e condotto da Giuseppina Rosaria Umano attraverso l'analisi del Dna di 400 bambini e adolescenti affetti da obesità grave, dimostra come la patologia nei giovanissimi possa derivare dall'interazione di più varianti genetiche.

"Fino a oggi, quando si parlava di obesità di origine genetica, si pensava quasi sempre a un ‘unico colpevole’, ovvero una singola mutazione capace da sola di scatenare la malattia", ha dichiarato da Palermo Silvio Buscemi, presidente Sio e professore ordinario di nutrizione clinica all'Università di Palermo.

Esaminando 79 geni deputati alla regolazione del peso corporeo, i ricercatori hanno individuato varianti rare in oltre la metà dei soggetti esaminati. In circa un terzo dei casi valutabili è emersa la presenza di gruppi di geni che sommano i loro effetti secondo un modello di ereditarietà oligogenica. "In altre parole, in alcuni pazienti la predisposizione all’obesità potrebbe derivare non da un singolo difetto genetico, ma dall’azione combinata di un piccolo gruppo di geni", ha precisato Miraglia del Giudice, spiegando che singole alterazioni dagli effetti modesti "insieme potrebbero contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia".

Il superamento dell'interpretazione basata unicamente sul peso corporeo apre alla possibilità di definire protocolli clinici mirati. "Due bambini possono mostrare lo stesso peso ma avere ‘motori’ biologici diversi. Questo studio rappresenta un primo passo verso l’identificazione di differenti profili genetici di pazienti e apre la prospettiva, in futuro, di integrare le informazioni genetiche per rendere i percorsi di cura sempre più personalizzati", ha concluso Miraglia del Giudice.

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