
- Prima Notizia 24
- Catanzaro - Martedì 6 Ottobre 2026
Omicidio Di Cicco, la Corte d'Appello di Catanzaro assolve Giuseppe Spagnolo
Ribaltata la condanna a 30 anni inflitta in primo grado. I giudici accolgono la tesi difensiva sull'inattendibilità dei pentiti: l'imputato resta comunque in carcere per la condanna definitiva nel processo Stige.
La Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Piero Santese, ha assolto Giuseppe Spagnolo "per non aver commesso il fatto" dall'accusa di omicidio in relazione alla scomparsa e all'uccisione di Domenico Di Cicco, avvenuta nel 2001.
La decisione dei giudici di secondo grado ribalta completamente il verdetto emesso dal Gup al termine del giudizio di primo grado, che aveva condannato l'imputato alla pena di 30 anni di reclusione.
Nel pronunciare la sentenza di assoluzione, la Corte ha accolto integralmente le tesi sostenute dagli avvocati difensori Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito, che nel corso del dibattimento di appello hanno puntato l'attenzione sulle evidenti contraddizioni e sulla complessiva inattendibilità delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Nicola Acri e Ciro Nigro.
È stata dunque respinta la richiesta della Procura Generale, rappresentata dal magistrato Marisa Manzini, che aveva invocato la piena conferma della condanna di primo grado.
Secondo la ricostruzione accusatoria formulata dagli inquirenti, Domenico Di Cicco venne eliminato poiché ritenuto un confidente delle forze dell'ordine. La vittima fu attirata a Cirò con il pretesto di una compravendita di armi e, una volta giunta sul lungomare di Torretta di Crucoli, consegnata a un gruppo di esecutori per essere poi uccisa nelle campagne adiacenti al fiume Nicà.
Per il medesimo delitto la magistratura ha già emesso due condanne definitive nel novembre del 2025, quando la Corte ha inflitto l'ergastolo a Giuseppe Nicastri e Nicola Azzaro a conclusione del processo con rito ordinario.
Nonostante l'assoluzione odierna, Giuseppe Spagnolo rimane ristretto in carcere dove sta espiando la pena definitiva a 20 anni di reclusione rimediata nel maxi-processo Stige.
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