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  • Trapani - Venerdì 29 Maggio 2026

Paura in classe a San Vito Lo Capo (Tp): alunno di 11 anni tenta di accoltellare prof in diretta su Telegram

L'insegnante è riuscito a disarmarlo, evitando una tragedia.

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Un gravissimo episodio di violenza tra le mura scolastiche ha scosso la comunità di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, rinfocolando il dibattito nazionale sulla sicurezza del personale docente e sul rapporto tra i giovanissimi e l'uso distorto delle piattaforme digitali.

All'interno di una scuola media del territorio, un alunno di 11 anni ha tentato di aggredire il proprio professore di tecnologia nel bel mezzo delle attività didattiche ordinari, brandendo delle armi da taglio davanti agli occhi atterriti dei compagni di classe.

Soltanto la prontezza di riflessi dell'insegnante, capace di sottrarsi all'affondo e di contenere fisicamente il ragazzo, ha evitato che l'azione sfociasse in una tragedia, garantendo l'incolumità del corpo docente e della scolaresca.

La ricostruzione della dinamica del raid fa emergere dettagli che gli inquirenti descrivono come estremamente allarmanti e sintomatici di una lucida pianificazione. Il minore si è presentato in aula nascondendo nello zaino due coltelli di piccole dimensioni; giunto il momento di agire, ha indossato un casco motociclistico integrale con l'evidente finalità di celare le proprie sembianze e rendere difficoltoso il riconoscimento.

Successivamente, prima di scagliarsi contro l'adulto, il ragazzino ha posizionato il proprio smartphone per riprendere la scena, avviando una trasmissione video in streaming trasmessa in tempo reale all'interno di un canale chiuso sulla piattaforma di messaggistica Telegram, rendendo i partecipanti del gruppo testimoni dell'assalto.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della stazione locale e i militari della compagnia di Alcamo per disarmare il giovane, raccogliere le prime testimonianze e procedere al sequestro del materiale d'offesa e dei supporti telematici.

Il coordinamento degli accertamenti giudiziari è stato assunto dalla Procura per i minorenni di Palermo, i cui magistrati stanno vagliando la sussistenza della premeditazione del gesto, analizzando i messaggi scambiati dal ragazzino nelle ore precedenti alla ricerca di eventuali complici o emulatori.

L'episodio ha suscitato un profondo stato di choc tra i docenti e le famiglie della comunità.

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