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  • Pordenone - Martedì 22 Settembre 2026

Pordenone: "Ti riempio la testa di proiettili", preside minacciato per due note al figlio, a processo la madre di un bambino di 5 anni

Tragedia sfiorata e clima d'odio nelle aule scolastiche: a Pordenone si celebra il dibattimento a carico della donna, accusata di concorso in tentata violenza privata. Il dirigente preso di mira con telefonate dal Regno Unito e messaggi di morte.

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Due note disciplinari sul registro elettronico per un comportamento scorretto in classe e la minaccia di lanciare una borraccia alla supplente.

Tanto è bastato per scatenare una sequela di intimidazioni e minacce di morte all'indirizzo di un dirigente scolastico, sfociate in un procedimento penale attualmente in corso davanti al Tribunale di Pordenone.

Sul banco degli imputati siede la madre di un bambino che, all'epoca dei fatti nel 2023, frequentava la prima classe della scuola primaria. La donna deve rispondere dell'imputazione di concorso in tentata violenza privata per aver preteso con la forza e l'intimidazione la cancellazione dei richiami formalizzati dalla docente.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'episodio ha preso le mosse in aula quando il piccolo si sarebbe rivolto alla maestra supplente minacciando di scagliarle contro una borraccia di Spiderman in caso di assegnazione di ulteriori compiti a casa.

Sanzionato il comportamento con due note sul registro elettronico, la madre ha dapprima contattato l'insegnante via e-mail per esigere l'annullamento del provvedimento e, di fronte al silenzio della docente, ha preteso un colloquio diretto con il preside.

Nonostante le pressioni del genitore — che ha paventato l'intervento dei giornali e il rifiuto di abbandonare l'ufficio —, il dirigente ha confermato la validità dei richiami.

Il giorno successivo alla conversazione, il capo d'istituto ha iniziato a ricevere una serie di telefonate e messaggi intimidatori da utenze estere. Dopo un primo tentativo da un numero con prefisso del Regno Unito, l'uomo è stato contattato su WhatsApp da un interlocutore dall'accento dell'Est Europa che lo incalzava con parole perentorie: "Adesso tu stai zitto che io devo parlare".

Di fronte alla decisione del preside di riattaccare e bloccare il contatto, lo sconosciuto ha riprovato con un'utenza di Gibilterra lanciando un primo avvertimento: "Ascolta bene, tu ieri hai trattato male una signora, oggi devi chiedere scusa. Non sai cosa ti succederà".

Dalle telefonate l'azione si è poi spostata sul piano dei messaggi di testo, culminando in un vero e proprio ultimatum inviato al dirigente: "Hai due opzioni adesso, uno chiedi scusa e continui la tua vita. Se non lo fai partiamo adesso, vengo lì e ti porto dall’altra parte del confine e ti riempio la testa di proiettili che non ti riconoscerà neanche tua madre".

Il preside si è immediatamente rivolto alle forze dell'ordine sporgendo denuncia e indicando i sospetti sulla madre del minore.

In aula il dirigente ha ripercorso la vicenda alla presenza del giudice, mentre l'accusa ha depositato le registrazioni audio delle chiamate intimidatorie.

La difesa della donna, sostenuta dall'avvocato Gloria Favret, respinge ogni addebito legato all'ingaggio di terzi: "La mia assistita voleva soltanto che fossero annullate le note. Non ha ingaggiato nessuno per far pressioni nei confronti del dirigente scolastico". Il processo riprenderà alla prossima udienza con l'audizione degli operatori di polizia giudiziaria che hanno condotto le indagini.

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