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  • Porto Cervo (SS) - Sabato 10 Ottobre 2026

Porto Cervo, il futuro della nautica comincia dalle scelte in banchina

La sesta tappa dei Blue Marina Awards riunisce istituzioni, ricerca e imprese: consumi, tutela del mare e recupero dei materiali al centro del confronto. Il 21 ottobre a Roma l’appuntamento conclusivo con i riconoscimenti alla portualità turistica.

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di Luca Ferrante

Il mare si protegge anche quando una barca è ferma. Contano l’acqua utilizzata, l’energia che alimenta i servizi, i prodotti impiegati per pulire una coperta. Contano, soprattutto, le scelte di chi gestisce un porto e di chi lo frequenta. Da questa dimensione quotidiana è partito il confronto della sesta tappa dei Blue Marina Awards 2026, ospitata venerdì 9 ottobre da Porto Cervo Marina al Pevero Golf Club.

In una sala gremita, rappresentanti delle istituzioni, operatori della nautica, ricercatori e imprese hanno discusso di come rendere i porti turistici più efficienti e capaci di contribuire alla tutela dell’ambiente. Un percorso che riguarda gli investimenti tecnologici, ma anche l’organizzazione del lavoro e le abitudini dei diportisti.

Ad aprire l’incontro, moderato da Camilla Rocca, sono stati Davide Cerea, CFO di Smeralda Holding e Porto Cervo Marina, e Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. Al centro della giornata, l’evoluzione del marina: un luogo nel quale l’accoglienza delle imbarcazioni si intreccia con l’economia locale, la gestione delle risorse e la responsabilità verso l’ecosistema costiero.

Il legame con il territorio è stato uno dei temi più presenti. Un porto turistico mette in movimento servizi, attività commerciali, professionalità e flussi di visitatori. Gianni Sale, presidente di Assonautica Centro Nord Sardegna, ha richiamato questa rete di relazioni, mentre Luciano Serra, presidente di ASSONAT-Confcommercio, ha sottolineato la necessità di rendere le buone pratiche accessibili e replicabili, verificandone i risultati.

La collaborazione assume un significato concreto anche nella prevenzione degli scarichi e nella tutela delle acque. Su questi aspetti è intervenuto il capitano di vascello Amedeo Nacarlo, in rappresentanza del direttore marittimo del Nord Sardegna, Gianluca D’Agostino. Alessandro Careddu, delegato alla Portualità del Comune di Arzachena, ha invece portato nel confronto il rapporto tra marina, amministrazione e sistema produttivo. Corrado Fara, presidente della III Zona FIV Sardegna, ha richiamato il ruolo della formazione e della cultura marinaresca nella crescita della sensibilità ambientale.

Sul fronte dell’energia, la discussione ha affrontato una questione decisiva per chi deve scegliere dove investire: quali soluzioni producono benefici effettivi, con costi e impatti proporzionati? Francesco Martellini, del Consiglio nazionale di Amici della Terra, ha invitato a valutare le tecnologie nel contesto in cui vengono applicate. Emma Sarti ha contribuito con l’esperienza operativa di Porto Cervo Marina e Smeralda Holding, mentre Laura Andaloro del CNR ha illustrato opportunità e limiti dei nuovi vettori energetici per portualità e nautica.

Un altro terreno di lavoro riguarda le informazioni. Sensori, robotica, intelligenza artificiale e servizi digitali possono aiutare a conoscere meglio ciò che accade nelle acque e sulle infrastrutture, orientando le decisioni e la prevenzione dei rischi. Ne hanno discusso Gianfranco Bacchi, già comandante dell’Amerigo Vespucci, Joyeeta Das di Samudra Oceans, Fabio Legni di Poseidon Software e Jan Pachner, presidente di One Ocean Foundation.

La riflessione si è poi spostata sulla vita delle imbarcazioni e dei materiali che le compongono. Che cosa accade quando una barca, una rete o un componente non possono più essere utilizzati? E quanto di quel destino può essere deciso già in fase di progettazione?

Sono le domande alla base del Circular Yachting, affrontato attraverso esperienze diverse. Maurizio Giani, direttore marketing di Herambiente, ha presentato le possibilità di recupero della fibra di carbonio attraverso l’impianto FIB3R e il progetto SCART, che utilizza l’arte per raccontare il valore dei materiali recuperati. Mario Mariani, fondatore di The Net Value, ha illustrato il modello di sperimentazione di BIOS, mettendo in relazione startup, imprese, ricerca e territorio.

Anche le attività più ordinarie hanno trovato spazio nel confronto. Stefania Riboldi, di Nuncas Marine, ha posto l’attenzione sui prodotti per la pulizia e la manutenzione: operazioni ripetute su migliaia di imbarcazioni, il cui impatto merita di essere considerato. Vox Maris/BioDesign Foundation ha portato il tema della raccolta e rigenerazione delle reti a fine vita; Cantiere del Pardo/Grand Soleil quello dei nuovi materiali e della progettazione orientata alla riciclabilità.

Per i Blue Marina Awards, l’incontro ha segnato anche un passaggio nel percorso del progetto, che punta ad affiancare alla valutazione dei marina un’attività di osservazione continuativa del settore. Raccogliere dati e confrontare esperienze, ha spiegato Vassallo, permette di individuare le soluzioni che funzionano e renderle utili ad altri operatori.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 21 ottobre a Roma, al Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, dove si concluderà la quinta edizione e saranno conferiti i marchi di eccellenza della portualità turistica 2026. Da Porto Cervo arriva intanto una questione sulla quale continuare a lavorare: tradurre l’attenzione per il mare in scelte quotidiane, investimenti verificabili e responsabilità condivise.

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