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- Cosenza - Venerdì 16 Ottobre 2026, 18:25
Premio per la Cultura Mediterranea, a Cosenza i vincitori della ventesima edizione
Riconoscimenti a Nicolò Govoni, Antonella Fioravanti e Barbara Gallavotti. Premiati anche Yasmina Mélaouah, Ayşegül Savaş e Rosita Manuguerra. Dalla Striscia di Gaza la testimonianza della scrittrice Majd al-Assar.
di Giorgio Neri
La ricerca scientifica e il diritto all’istruzione, la letteratura e il racconto della guerra, il lavoro della traduzione e le domande sul futuro dell’intelligenza artificiale. Il Premio per la Cultura Mediterranea ha celebrato il traguardo della ventesima edizione riunendo al Teatro Alfonso Rendano di Cosenza esperienze e percorsi diversi, accomunati dalla capacità di costruire conoscenza e dialogo.
Promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, il riconoscimento internazionale ha proclamato il 16 ottobre i vincitori del 2026, durante una cerimonia condotta dalla giornalista del Tg1 Maria Gabriella Capparelli.
Per la sezione Società Civile è stato premiato Nicolò Govoni, attivista per i diritti umani e fondatore di Still I Rise. Alla biologa molecolare Antonella Fioravanti è andato il riconoscimento per le Scienze dell’Uomo, mentre la giornalista e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti ha ricevuto quello per la Cultura dell’Informazione. La sezione Traduzione ha premiato Yasmina Mélaouah, traduttrice dal francese.
Per la Narrativa la scelta è caduta su Ayşegül Savaş con Gli antropologi, pubblicato da Gramma Feltrinelli. Rosita Manuguerra, autrice di Malanima per Feltrinelli, ha vinto invece nella sezione Narrativa Giovani, il cui riconoscimento è assegnato da una giuria scolastica composta da oltre trecento studenti e studentesse di dieci istituti della Calabria e della Basilicata.
Uno dei passaggi centrali della manifestazione è stato il collegamento dalla Striscia di Gaza con Majd al-Assar, scrittrice e giornalista palestinese, destinataria del Premio Speciale della Giuria per la Narrativa per Il mio cuore libero, la forza di una madre di Gaza, edito da Garzanti. La sua testimonianza ha riportato l’attenzione sulla vita della popolazione palestinese e sul racconto che attraversa il libro: il tentativo di una madre di proteggere i figli e custodire uno spazio di speranza dentro la guerra.
Il Premio Speciale della Fondazione è stato assegnato a Marco Lavalle, scienziato originario di Tricarico, in provincia di Matera, impegnato al Jet Propulsion Laboratory della NASA. Lavalle è responsabile di progetto di un gruppo tecnico specializzato, con incarichi nell’ingegneria dei sistemi radar e nell’osservazione della Terra. Il riconoscimento valorizza ogni anno una personalità della Calabria o della Basilicata che si sia distinta a livello internazionale.
A selezionare i premiati è stata la giuria internazionale presieduta dal fondatore e presidente del Premio Mario Bozzo, composta da Felicita Cinnante, Arnaldo Colasanti, Paolo Collo, Shahrzad Houshmand Zadeh, Martine Van Geertruijden, José Manuel Martín Morán, Karima Moual e Ayse Saracgil.
Ospite d’onore, in collegamento da Parigi, Tahar Ben Jelloun, che aveva ricevuto il premio per la Società Civile nella prima edizione insieme ad Amos Oz. Lo scrittore ha proposto una riflessione sul ruolo della cultura e sulla responsabilità di educare i giovani al rispetto e alla tolleranza, riallacciando idealmente le origini della manifestazione al suo ventesimo anniversario.
«Oggi possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto», ha affermato Bozzo, ricordando come il coinvolgimento delle scuole e l’attenzione alle culture del Mediterraneo abbiano contribuito a dare credibilità all’iniziativa. Il presidente ha sottolineato anche il lavoro della squadra che prepara il Premio durante tutto l’anno.
Il presidente della Fondazione Carical Giovanni Pensabene ha ripercorso i temi affrontati nelle diverse edizioni, dalle migrazioni ai cambiamenti climatici, dalla guerra alla pace. Quest’anno il filo conduttore è stato l’intelligenza artificiale, approfondita con la collaborazione dell’Università della Calabria.
Il rapporto tra persone e tecnologia ha attraversato anche i momenti teatrali, musicali e coreografici ideati e coordinati dal regista e direttore organizzativo Stefano Bellu. Ispirate alla tradizione fantascientifica, a partire da Isaac Asimov, le performance hanno immaginato un futuro governato da un’intelligenza artificiale superiore, chiamata Elhian, interrogandosi sulle conseguenze per la libertà individuale e collettiva.
Sul palco Carla Serino, Stefania De Cola e Francesco Antonio Conti, con Massimo Garritano alla chitarra elettrica e le coreografie di Paola Stefano e Salvatore Lombardo, hanno accompagnato il confronto con i vincitori, portando nel linguaggio dello spettacolo le domande al centro di questa edizione.
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