
- Prima Notizia 24
- Firenze - Venerdì 2 Ottobre 2026
Processo Baiardo, l'attacco di Marina Berlusconi: "Giustizia capovolta, su mio padre un accanimento senza fine"
In una lettera aperta la presidente di Fininvest replica alle deposizioni del boss Giuseppe Graviano nell'aula di Firenze: "Un feroce stragista si traveste da pm per lanciare infami accuse senza contraddittorio".
Un durissimo atto d'accusa contro la conduzione delle inchieste giudiziarie che continuano a coinvolgere la memoria di Silvio Berlusconi. Dopo l'udienza nell'ambito del processo fiorentino a carico di Salvatore Baiardo, la presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, ha scritto una lettera al quotidiano Il Giornale per denunciare quello che definisce l'ennesimo tentativo di delegittimazione storica e politica della figura del padre.
Nel corso del dibattimento presso il Tribunale di Firenze, il boss stragista Giuseppe Graviano, intervenuto in videocollegamento, ha riproposto vecchie e non riscontrate ricostruzioni circa presunti investimenti che il nonno Filippo Quartararo avrebbe effettuato tra il 1969 e il 1970 nelle società dell'ex premier per un valore complessivo di 20 miliardi di lire dell'epoca.
Rispondendo alle domande dei Pubblici ministeri, Graviano ha sostenuto l'esistenza di un'ipotetica "scrittura privata" e ha rievocato presunti incontri con Berlusconi durante la propria latitanza, smentendo tuttavia la leggenda della celebre foto con il generale Delfino o il dettaglio dell'orologio da 500 milioni citato da Giovanni Brusca.
La reazione di Marina Berlusconi all'impianto d'accusa e all'audizione del capomafia non si è fatta attendere: "Nelle aule del Tribunale di Firenze la giustizia si è capovolta: un feroce boss si è travestito da Pubblico ministero per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio, e gli si è permesso di trascinare sul banco degli imputati chi non può nemmeno difendersi", ha scritto la primogenita del Cavaliere.
"Questo è diventato il processo fiorentino contro Salvatore Baiardo: un monumento all'ipocrisia giudiziaria. Perché Baiardo, accusato di calunnia, è soltanto un pretesto: i veri imputati sono Silvio Berlusconi e, accanto a lui, Marcello Dell'Utri, costretti a un processo surrettizio che fa scempio delle regole dello Stato di diritto".
La primogenita del fondatore di Forza Italia ha poi rimarcato la totale assenza di elementi concreti a supporto dei teoremi dell'accusa: "Senza alcun riscontro, si è permesso che le farneticanti dichiarazioni di uno stragista su incontri inesistenti e presunti capitali oscuri all’origine di Fininvest si trasformassero in un’ipotesi da prendere in considerazione.
Peccato che decenni di indagini, una quantità sterminata di documenti passati al setaccio e verifiche di ogni genere abbiano sempre prodotto lo stesso risultato: di quegli incontri e di quei capitali non c’è alcuna prova, il nulla più assoluto. E non potrebbe essere altrimenti, perché non sono mai esistiti. Eppure, si ricomincia ogni volta da capo, in un assurdo eterno ritorno al punto di partenza, dove ciò che è già stato accertato — e che dovrebbe essere definitivamente chiarito — sembra non contare nulla".
L'intervento si amplia poi a una riflessione di natura istituzionale sullo stato della giustizia in Italia: "Il No ha vinto al referendum, è un dato di fatto, ma la giustizia resta una vera e propria emergenza di questo Paese. Oggi l’attenzione è concentrata — e anche con buone ragioni — sulla sicurezza. Ma credo sia un grave errore considerarle due questioni separate: sicurezza e giustizia sono, in realtà, due facce della stessa medaglia. Quando la giustizia non funziona, gridiamo subito al tradimento del garantismo, ed è sacrosanto. Raramente, però, ci accorgiamo di quanto sia alto il costo di quell’inefficienza per la sicurezza dei cittadini. Eppure, come possiamo invocare più risorse contro la criminalità mentre procedimenti insulsi come questo continuano a inghiottire energie, denaro pubblico e anni di lavoro? E come possiamo sentirci davvero al sicuro, se ci troviamo a temere chi viola la legge e allo stesso tempo chi dovrebbe tutelarci in nome della legge?".
A chiusura del suo intervento, la presidente di Fininvest ha richiamato il ruolo di garanzia che la magistratura dovrebbe esercitare rispetto ai diritti dei singoli cittadini: "Uno Stato protegge davvero i suoi cittadini quando li difende dai delinquenti, ma anche dagli abusi del potere, dalle condanne preventive e dalla distruzione della reputazione.
I tribunali dovrebbero essere uno scudo. Quando diventano un'arma — e talvolta persino un’arma politica — è lo Stato di diritto a venirne ferito. Credo però che lei possa capirmi, caro Direttore, se quel che più continua a indignarmi, da figlia, è il fatto che neppure la morte di mio padre sia riuscita a porre fine all’accanimento nei suoi confronti. Silvio Berlusconi non solo non ha il diritto di difendersi, ma non può più nemmeno parlare. Eppure, i suoi avversari continuano a inventare teoremi, sempre più paradossali, e a trascinare il suo nome nelle aule giudiziarie e nel fango. Non sono riusciti a sconfiggere l'uomo in vita. Ora cercano di condannarne la storia. Visto tutto quello che Silvio Berlusconi continua a rappresentare ancora oggi, però, anche questo ennesimo assurdo tentativo è destinato a fallire miseramente".
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