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- Roma - Martedì 6 Ottobre 2026
Proteste studentesche in Francia: scontri e tensioni a Parigi, Strasburgo e Rennes. Trump attacca: "Colpa dell'Islam e dell'immigrazione"
Pesantissimo il bilancio degli scontri: 215 studenti e 715 agenti feriti da metà settembre. Macron convoca un vertice all'Eliseo sulla gestione dell'ordine pubblico.
Tensione altissima in Francia per la terza giornata di mobilitazione nazionale degli studenti, che ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di giovani per pretendere maggiori risorse ed investimenti nell'istruzione.
Di fronte all'escalation dei tafferugli registrati a Parigi, Strasburgo, Lione e Rennes, il presidente Emmanuel Macron ha convocato un vertice d'urgenza all'Eliseo con i ministri chiave e il capo del governo per fare il punto sulla gestione dell'ordine pubblico.
A Parigi, la marcia partita da Place de la République si è chiusa in Place de la Nation con duri scontri. Circa 300 manifestanti con il volto coperto e dotati di caschi hanno scagliato pietre, petardi e fumogeni contro gli agenti in assetto antisommossa, che hanno risposto con cariche e il lancio di gas lacrimogeni.
Presente al corteo anche il leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, che ha incoraggiato la piazza: “State facendo una cosa incredibile e non ve ne rendete conto. È il movimento giovanile più potente che si sia visto negli ultimi 50 anni e nessuno può dire che avete torto, perché avete ragione. Siate prudenti”.
All'intervento della polizia ha fatto eco la dura replica del segretario del Partito Socialista, Olivier Faure: “Quando il futuro si presenta alle nostre porte non bisogna aspettarlo con un manganello”.
La portata della contestazione ha varcato l'Atlantico provocando la reazione del presidente americano Donald Trump, che sul suo canale sociale Truth ha attaccato frontalmente il modello transalpino: “Quanto sta accadendo in Francia è nientemeno che un'immigrazione di massa fuori controllo. Non è una questione di scuole: si tratta dell'Islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande”.
Per arginare le violenze e aprire un canale di comunicazione, il primo ministro Sébastien Lecornu ha disposto la sospensione delle lezioni ordinarie negli istituti superiori fino a fine settimana per consentire momenti di confronto e democrazia interna.
Il premier ha difeso l'operato delle forze dell'ordine e respinto le accuse di repressione: “Forse, in una manovra così delicata di ordine pubblico, possono succedere incidenti? La risposta è sì. E dico incidenti poiché vedo anche la terminologia usata di violenze della polizia. Violenze della polizia suggerirebbe che ci siano istruzioni politiche di repressione poliziesca. È falso, è una menzogna e significa lanciare il disonore sulla polizia della Repubblica”.
I dati diffusi dall'esecutivo tracciano il profilo di uno scontro sociale di primaria grandezza. Dall'inizio della mobilitazione a metà settembre si contano 215 studenti, 85 dipendenti della scuola e 715 tra agenti e gendarmi feriti, bilancio definito da Lecornu come il più grave degli ultimi decenni per la scuola pubblica.
Dai sindacati giunge però la conferma che la protesta non si fermerà: Sabrine Kharbach, portavoce dell'Union Étudiante, ha ribadito la fermezza della piazza affermando che “non smetteremo di mobilitarci sino a quando non ci saranno 10 miliardi sul tavolo” e aggiungendo: “Chiediamo soprattutto di smetterla con il disprezzo”.
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