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  • Roma - Mercoledì 30 Settembre 2026

Rai, Ranucci replica a Monteleone e Mottola: "Mai censurato nessuno, a Report ho sempre difeso gli inviati"

L'ex conduttore del programma di Rai 3 risponde sui social dopo le dichiarazioni emerse durante la puntata di 'Filo Rosso': "Mottola dice che il mio doppio ruolo creava problemi? Non sa di cosa parla".

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Nuovo affondo e dura replica sui social da parte di Sigfrido Ranucci. Attraverso un articolato post pubblicato su Facebook, l'ex volto e conduttore di Report si è scagliato contro i contenuti emersi nel corso della trasmissione Filo Rosso, condotta da Antonino Monteleone su Rai 3, contestando le affermazioni rese dall'ex collaboratore Alberto Nerazzini, dall'inviato Giorgio Mottola e dal consulente Gian Gaetano Bellavia.

"Mi hanno riferito che ieri sera la trasmissione Filo Rosso – condotta da Antonino Monteleone – ha ospitato, oltre a una serie di falsità sul caso Lavitola, anche le dichiarazioni di Alberto Nerazzini, ex collaboratore di Report, del commercialista Gian Gaetano Bellavia, ex consulente di Report, e dell’inviato di Report e opinionista di ‘Di Martedì’, Giorgio Mottola", ha esordito Ranucci.

Nel merito delle accuse di presunte ingerenze sui contenuti, il giornalista ha respinto con fermezza le ricostruzioni di Nerazzini: "Alberto Nerazzini ha detto che non sono un giornalista di sinistra e che gli avrei censurato tre inchieste. Premesso che, come giornalista, sono e devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra – e Report ne ha fatte – quanto afferma Nerazzini è falso. Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse: pago anche per questo".

Ranucci è poi sceso nel dettaglio delle singole inchieste citate: "Non ho acquistato un’inchiesta di Nerazzini che aveva al centro le dinamiche che riguardavano una palazzina milanese, perché la Rai, da contratto, l’aveva già pagata. Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze", ha chiarito.

"Nel secondo caso, un’inchiesta che coinvolgeva alcuni istituti religiosi, Nerazzini avrebbe voluto che facessi intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per il reato di ‘autoriciclaggio’. Non lo feci, perché sarebbe stato un errore: il reato era stato inserito nel codice penale successivamente ai fatti contestati. Vale inoltre la pena ricordare che i frati sono stati assolti il 17 maggio 2019, con sentenza n. 6368/2019 del Tribunale di Milano, passata in giudicato.

Su altre vicende – come le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti – preferisco tacere".

Relativamente alle osservazioni mosse dall'inviato Giorgio Mottola sulla compatibilità delle funzioni ricoperte all'interno della testata, Ranucci ha precisato: "Ha invece sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi, di certo non a lui. Premesso che si tratta dello stesso ruolo che per vent’anni ha ricoperto magnificamente Milena Gabanelli. Mottola ha ricordato l’esistenza di una direttiva dell’ex direttore generale Luigi Gubitosi, che vieta a un direttore di autoassegnarsi la conduzione. Mottola non sa di cosa parla: quella direttiva si ispirava a un principio sacrosanto, cioè che un direttore non può usare la propria posizione per procurarsi vantaggi economici autoassegnandosi una conduzione".

"Nel mio caso è accaduto l’opposto: nel 2016 sono stato nominato conduttore dalla direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, e nel 2020 da Franco Di Mare, vicedirettore ad personam — incarico svolto gratuitamente, senza alcuna indennità. E comunque a Mottola, tutto questo non sembra aver arrecato alcun problema: è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica", ha proseguito l'ex conduttore.

"Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati".

Infine, Ranucci ha risposto alle sollecitazioni di Gian Gaetano Bellavia: "Dal canto suo ha chiesto a Mottola di fare un’inchiesta su di me, una volta chiarita la vicenda Lavitola. Ben venga. Dopo l’attentato, leggendo l’ordinanza, abbiamo scoperto che io e tutti quelli che mi erano vicini siamo stati intercettati. Tra gli atti, Bellavia potrà scoprire con quanta forza mi sono battuto contro i tentativi di censura per difendere lui e il suo spazio dalle accuse di spionaggio mosse dai giornali di Angelucci, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi", ha concluso. "E con quanta forza mi sono battuto anche per realizzare l’inchiesta più completa possibile sul suo caso, contrariamente a quanto gli hanno fatto credere. È tutto agli atti".

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