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  • Roma - Mercoledì 30 Settembre 2026

Rapporto Ue: nell'Oceano Artico persa una superficie di ghiaccio pari alla Spagna, mare in crescita costante dal 2012

Il decimo report del programma comunitario Copernicus fotografa l'impatto del riscaldamento globale sui bacini del Pianeta: sciolti 490mila chilometri quadrati di ghiaccio per decennio, stravolti gli equilibri nel Mediterraneo.

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L'oceano globale si sta trasformando a ritmi senza precedenti, innescando ripercussioni dirette sugli ecosistemi marini, sulla tenuta delle coste e sulla sicurezza delle popolazioni mondiali.

È la fotografia scattata dal decimo rapporto sullo stato degli oceani diffuso dal Servizio di monitoraggio dell'ambiente marino di Copernicus, la componente di osservazione della Terra promossa dall'Unione Europea.

Analizzando le serie storiche a partire dal 1960, gli analisti europei hanno evidenziato un'accelerazione costante dei processi di riscaldamento delle acque, che dal 2012 a oggi ha determinato un innalzamento medio del livello del mare pari a circa 4,2 millimetri all'anno.

L'impatto più marcato del cambiamento climatico si registra nel bacino artico, dove nel periodo compreso tra il 1979 e il 2025 l'estensione della banchisa si è ridotta al ritmo di 490.000 chilometri quadrati per ogni decennio, coprendo una superficie pari all'incirca all'intero territorio della Spagna.

La progressiva scomparsa dei ghiacci ha scatenato un incremento nella frequenza e nell'intensità di venti e moti ondosi, esponendo oltre il 60% delle infrastrutture costiere artiche a gravi rischi di erosione e cedimento strutturale.

Le anomalie termiche non risparmiano i mari interni europei: il Mediterraneo e il Mar Nero hanno registrato picchi di calore record, culminati con rilevamenti che nel 2024 hanno superato di oltre 4,6 gradi le medie stagionali di riferimento.

I fattori combinati dell'innalzamento dei mari e dell'instabilità climatica stanno esasperando la vulnerabilità delle comunità costiere globali, colpendo in particolar modo i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che dal 1999 vedono il 65% delle proprie Zone economiche esclusive minacciato dall'avanzata delle acque.

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