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La trasmissione Rai pubblica uno scatto del 2019 che ritrae la leader di FdI accanto a un esponente della malavita, oggi pentito. La Presidente del Consiglio respinge le accuse citando i risultati del governo, mentre PD e M5S chiedono chiarimenti urgenti.
La trasmissione Rai pubblica uno scatto del 2019 che ritrae la leader di FdI accanto a un esponente della malavita, oggi pentito. La Presidente del Consiglio respinge le accuse citando i risultati del governo, mentre PD e M5S chiedono chiarimenti urgenti.
Un selfie scattato il 2 febbraio 2019 all'Hotel Marriott di Milano mostra Giorgia Meloni accanto a Gioacchino Amico, indicato come referente del clan Senese in Lombardia.
La rivelazione arriva dalla trasmissione di Rai 3 Report, che ha anticipato sui social i contenuti di un'inchiesta riguardante la prima grande iniziativa politica al Nord di Fratelli d'Italia in vista delle Europee di quell'anno.
Secondo il programma di Sigfrido Ranucci, Amico — oggi collaboratore di giustizia e imputato nel processo Hydra — non era un semplice partecipante, ma sedeva in prima fila tra i dirigenti apicali del partito, tra cui figuravano Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto.
Report solleva inoltre dubbi su presunti ingressi facilitati alla Camera dei Deputati, ipotesi però smentita da una nota ufficiale di Montecitorio: “In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa”.
La Presidente del Consiglio ha reagito con estrema durezza, affidando ai social una replica netta: "Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze".
Meloni ha accusato Report, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e Fanpage di formare una sorta di "redazione unica" intenta a sostenere la "bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi", definendo l'intera operazione come un tentativo di "gettare fango nel ventilatore" strumentalizzando scatti risalenti a anni fa.
"Oggi la 'redazione unica'... mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata... sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente", ha rimarcato la premier, aggiungendo di non farsi intimidire da "squallidi attacchi di gente in malafede".
Sul fronte delle opposizioni, i parlamentari del Partito Democratico Walter Verini, Debora Serracchiani, Vincenza Rando, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Franco Mirabelli, Anthony Barbagallo e Valeria Valente, componenti della commissione Antimafia, hanno sollecitato un intervento chiarificatore, sottolineando come le connessioni tra certi ambienti e la destra stiano diventando sempre più evidenti.
Per l'eurodeputato dem Sandro Ruotolo, la questione trascende la natura casuale della foto: “Non è un selfie qualsiasi. È un fatto politico. Gioacchino Amico non sarebbe stato un imbucato. Avrebbe frequentato ambienti politici, accompagnato dirigenti, partecipato alla campagna elettorale”.
Ancora più drastica la posizione espressa dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Antimafia e Giustizia, ovvero Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. In una nota dai toni accesi, i parlamentari pentastellati sostengono che la leader di FdI “non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito”.
Secondo gli esponenti del M5S, la classe dirigente di Fratelli d'Italia apparirebbe “permeabile e avvicinabile” a figure della criminalità organizzata, un quadro che sarebbe aggravato da scelte legislative del governo come la liberalizzazione dei subappalti e l'abolizione dell'abuso d'ufficio.
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