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- Roma - Martedì 6 Ottobre 2026
Riforma del cinema, Merli (ITA.C.A.): «Diamo certezze alle imprese e spazio alle produzioni indipendenti»
L’Associazione Italiana Cinema e Audiovisivo interviene sul provvedimento all’esame del Senato: programmazione triennale, accesso più semplice agli incentivi e sostegno alle sale tra le priorità.
di Redazione
La riforma del cinema può aprire una nuova fase per l’audiovisivo italiano, a condizione che alle imprese arrivino strumenti concreti: risorse programmabili, procedure proporzionate e tempi certi. È la posizione di ITA.C.A. – Associazione Italiana Cinema e Audiovisivo, espressa nel contributo alla 7ª Commissione permanente del Senato sul disegno di legge S. 2035, «Disposizioni in materia di cinema».
L’associazione riconosce il valore del percorso che ha portato all’approvazione unanime del testo alla Camera e richiama l’attenzione sulla fase attuativa, decisiva per tradurre gli obiettivi della riforma nelle condizioni quotidiane di lavoro di produttori, autori e professionisti.
«Dietro ogni opera ci sono persone, competenze e imprese che assumono rischi e costruiscono progetti spesso con largo anticipo», dichiara Maurizio Merli, vice presidente di ITA.C.A.. «Per questo la certezza delle regole e dei tempi è fondamentale. La riforma deve consentire a chi produce di sapere su quali strumenti può contare e quando potrà accedervi. È da questa affidabilità che nascono investimenti, lavoro e nuove opportunità creative».
Tra le misure considerate più rilevanti, ITA.C.A. indica la programmazione triennale degli interventi, con risorse definite per ciascuna linea, finestre di presentazione delle domande e termini certi per la conclusione dei procedimenti e l’erogazione dei contributi.
Particolare attenzione viene riservata alla previsione di criteri semplificati per l’accesso ai contributi e agli incentivi, anche fiscali, destinati alle opere per la televisione e la rete con costi di produzione inferiori a 1,5 milioni di euro. Per l’associazione, questa disposizione deve mantenere la propria efficacia nell’esercizio della delega, salvaguardando la sostenibilità delle produzioni indipendenti.
«Le dimensioni di un budget non misurano il valore culturale di una storia», prosegue Merli. «Le piccole e medie produzioni devono poter accedere agli strumenti pubblici attraverso adempimenti commisurati alla loro struttura. Occorre tutelare questa possibilità e, insieme, garantire verifiche serie sui costi e sull’impiego delle risorse».
ITA.C.A. sottolinea inoltre l’importanza delle misure dedicate alle opere prime e seconde, ai giovani autori e alle piccole e medie imprese, così come delle premialità e delle quote di riserva previste per la produzione indipendente. Il coinvolgimento delle associazioni nel Forum e nella consultazione sulla delega viene considerato un passaggio essenziale per mantenere il confronto con chi opera nel settore.
Nel disegno della riforma, l’associazione attribuisce un ruolo centrale anche alle sale cinematografiche: la loro riapertura e rigenerazione, il sostegno alle realtà storiche, d’essai e di comunità e l’attenzione alla distribuzione indipendente devono contribuire a rendere più ampio l’incontro tra le opere e gli spettatori.
«Una sala aperta offre a un territorio un luogo di cultura, relazione e partecipazione», osserva Merli. «La vitalità del cinema si misura anche nella possibilità di raggiungere il pubblico, di far circolare le opere e di dare visibilità a nuovi autori».
ITA.C.A. auspica che l’iter parlamentare si concluda rapidamente, con l’approvazione del provvedimento entro la fine dell’anno, e che la successiva attuazione proceda attraverso un confronto costante con le categorie. Sul piano delle risorse, chiede un rafforzamento del Fondo per il cinema e l’audiovisivo nella prossima legge di bilancio, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica.
«Il nostro contributo è orientato a costruire», conclude Merli. «Vogliamo un sistema che accompagni le imprese nella realizzazione dei progetti, sostenga la pluralità delle produzioni e riconosca il cinema e l’audiovisivo come una componente essenziale della vita culturale e produttiva del Paese».
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