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- Roma - Lunedì 21 Settembre 2026
Russia Unita trionfa alla Duma: mai così tanti seggi nella storia del partito. Dure le reazioni da Bruxelles
Le elezioni per la Duma confermano Russia Unita con 348 seggi, mentre l'opposizione si riduce. L'UE critica l'assenza di osservatori e il voto nei territori occupati.
di Nico Marino
Le elezioni per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del parlamento russo, si sono chiuse con un risultato che consegna a Russia Unita, il partito governativo, il gruppo parlamentare più numeroso della sua storia: almeno 348 deputati su 450, oltre tre quarti dell'aula. È quanto emerge dai risultati preliminari resi noti settembre dalla Commissione elettorale centrale.
All'appuntamento elettorale ha partecipato il 59,32% degli aventi diritto, pari a 62,6 milioni di persone, un dato record nell'ultimo decennio.
Il partito guidato dal Cremlino non si limita a confermare la maggioranza costituzionale già detenuta nella legislatura uscente, come ampiamente previsto, ma la rafforza ulteriormente: ai 139 seggi ottenuti con il voto di lista si sommano infatti 209 vittorie nei collegi uninominali, per un totale che supera il precedente primato del partito, fissato nel 2016 a quota 343.
Alle spalle di Russia Unita si confermano, nell'ordine, il Partito Comunista della Federazione Russa (33 seggi di lista più 5 uninominali) e il Partito Liberal-Democratico (22 più 2). Gente Nuova, pur senza vittorie nei collegi uninominali, sale a 19 deputati complessivi grazie a un incremento nel voto di lista.
Più sofferta la corsa di Russia Giusta, che ha superato la soglia del 5% soltanto a scrutinio quasi ultimato, chiudendo comunque quinta con 12 seggi di lista e 4 uninominali.
Nel complesso, i candidati d'opposizione si sono imposti in dodici collegi uninominali, la maggior parte dei quali considerati “concordati”. Sono quei collegi cioè nei quali Russia Unita non ha schierato propri candidati o lo ha fatto con nomi poco competitivi, lasciando di fatto strada libera a diversi deputati uscenti, tra cui esponenti storici del Partito Comunista e di Russia Giusta, oltre a due debuttanti.
Il voto arriva in un momento particolarmente delicato per il Cremlino: dopo quattro anni e mezzo di guerra in Ucraina, senza una svolta decisiva sul campo, Vladimir Putin ha bisogno di conferme periodiche sul sostegno popolare alla propria linea politica, in un contesto segnato dai crescenti sacrifici richiesti al Paese in termini di soldati e di conseguenze economiche delle sanzioni occidentali.
In questa chiave si inserisce anche l'esclusione, decisa il 10 agosto dalla Corte Suprema, di Yabloko, l'unico partito apertamente contrario alla guerra e favorevole a un cessate il fuoco negoziato. Ufficialmente il “partito della mela” era stato estromesso per violazioni sul finanziamento della campagna e sulla proprietà intellettuale, ma la decisione era giunta con un tempismo quanto meno sospetto, dal momento che Yabloko aveva visto crescere nei sondaggi il proprio consenso fino al 6%, soglia sufficiente per entrare alla Duma e disturbare la compattezza del fronte filogovernativo.
Sul fronte interno, i leader dei partiti rappresentati hanno accolto con toni concordi e positivi il risultato, indicando nell'alta affluenza un segnale di coesione nazionale nel difficile contesto della guerra in Ucraina. Russia Unita ha rivendicato il merito di una campagna costruita sul dialogo diretto con i cittadini, i comunisti hanno parlato di obiettivo raggiunto, mentre i liberal-democratici hanno sottolineato di aver migliorato il risultato del 2021 pur senza più la guida del proprio storico fondatore. Gente Nuova ha rivendicato una crescita significativa a soli sei anni e mezzo dalla propria fondazione.
Più caute le dichiarazioni di Russia Giusta, la cui corsa è stata condizionata anche dall'assenza pubblica del leader Sergej Mironov, che a inizio settembre aveva riferito di un infortunio senza più comparire in pubblico.
Dure, per contro, le reazioni da Bruxelles. L'Unione europea ha deplorato la mancata presenza di osservatori dell'Osce, giudicandola una conferma del mancato rispetto degli impegni assunti dalla Russia in sede internazionale e una negazione, per elettori e istituzioni russe, di una valutazione indipendente del voto.
Il Consiglio europeo ha inoltre condannato con fermezza l'organizzazione di elezioni nei territori ucraini occupati - Crimea, Sebastopoli e porzioni delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson - bollandole come un'ulteriore violazione del diritto internazionale e ribadendo il mancato riconoscimento di tale voto da parte dell'Unione
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