
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 23 Settembre 2026, 10:30
Salvo D’Acquisto, 83 anni dopo quel sacrificio: il coraggio di un ragazzo che scelse di salvare gli altri
A Tor di Quinto l’omaggio dell’Arma al Vice Brigadiere che il 23 settembre 1943 sacrificò la propria vita per salvare dei civili dalla rappresaglia nazista. Alla commemorazione anche il generale Pasquale Lavacca per la Fondazione Valori d’Italia. Benedetta la chiesetta della caserma rinnovata con il contributo professionale del maestro Mimmo Paladino.
Aveva ventidue anni. Un’età nella quale la vita dovrebbe essere ancora tutta davanti e le scelte più difficili dovrebbero riguardare il futuro, non la possibilità di rinunciare al proprio presente per salvare quello degli altri.
Salvo D’Acquisto, invece, il 23 settembre 1943 si trovò davanti a una decisione che avrebbe consegnato per sempre il suo nome alla storia italiana. A Torre di Palidoro, alle porte di Roma, il giovane Vice Brigadiere dei Carabinieri si assunse la responsabilità di un fatto che non aveva commesso e offrì la propria vita per sottrarre alla rappresaglia nazista un gruppo di civili.
Ottantatré anni dopo, quel gesto continua a parlare all’Italia.
L’Arma dei Carabinieri ha ricordato D’Acquisto nella caserma di Tor di Quinto che porta il suo nome, alla presenza del Vice Comandante Generale dell’Arma, generale Massimo Mennitti, del fratello dell’eroe e dei militari in servizio.
Alla commemorazione ha preso parte anche il generale di Corpo d’Armata Pasquale Lavacca, consigliere di amministrazione della Fondazione Valori d’Italia, che ha voluto testimoniare la vicinanza della Fondazione a una memoria che supera i confini dell’Arma e appartiene al patrimonio civile e morale del Paese.
Nel corso della cerimonia, l’Ordinario Militare per l’Italia ha benedetto la rinnovata chiesetta della caserma, oggetto di un intervento al quale ha offerto il proprio contributo professionale anche il maestro Mimmo Paladino. Un luogo di raccoglimento all’interno di una struttura che porta il nome di un ragazzo diventato simbolo del sacrificio per gli altri.
Ma dietro l’eroe, prima ancora della Medaglia d’Oro al Valor Militare e delle commemorazioni, resta proprio quel ragazzo di ventidue anni.
È forse questo l’aspetto che rende ancora oggi così potente la storia di Salvo D’Acquisto. Non un personaggio lontano, cristallizzato nei libri di storia, ma un giovane carabiniere chiamato, in uno dei momenti più drammatici dell’Italia occupata, a compiere una scelta estrema.
Avrebbe potuto pensare a se stesso. Scelse gli altri.
Ed è in questa semplicità terribile che il suo gesto conserva intatta la propria forza.
«Ricordare oggi Salvo D’Acquisto significa ricordare non soltanto un eroe, ma un giovane uomo che, davanti alla scelta più drammatica, mise la vita degli altri davanti alla propria. È questo il valore della memoria: trasformare una pagina della nostra storia in un insegnamento per le generazioni presenti e future», sottolinea la Fondazione Valori d’Italia.
Parole che riportano la commemorazione al presente. Perché ricordare non significa soltanto celebrare ciò che è accaduto ottantatré anni fa, ma interrogarsi su quello che quella scelta può ancora insegnare.
Responsabilità, coraggio, rispetto della dignità umana, senso del servizio. Valori che assumono un significato particolare quando vengono raccontati alle nuove generazioni, spesso lontane per età e sensibilità dagli anni della guerra ma non per questo estranee alla necessità di comprendere quanto possa pesare una scelta individuale nella vita degli altri.
Salvo D’Acquisto non ebbe bisogno di grandi discorsi. Il suo messaggio fu racchiuso in un gesto.
Il 23 settembre 1943 aveva ventidue anni. Ottantatré anni dopo, l’Italia continua a pronunciare il suo nome. E forse è questa la forma più autentica della memoria: fare in modo che quel ragazzo, e soprattutto la ragione per cui decise di morire, non diventino mai soltanto una pagina del passato.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

















