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  • Roma - Venerdì 2 Ottobre 2026

Sanità, boom di dimissioni tra i medici nel 2025: le uscite volontarie superano i pensionamenti

Indagine Anaao Assomed: in un solo anno le dimissioni dagli ospedali pubblici sono schizzate del 150%, interessando professionisti con un'età media di 48 anni. Per ogni 100 assunti a tempo indeterminato si contano 43 uscite.

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Un vero e proprio cambio di passo in negativo per il Servizio sanitario nazionale. Nel corso del 2025 le dimissioni volontarie dai reparti ospedalieri italiani hanno toccato quota 3.767, superando per la prima volta il numero dei pensionamenti, fermatisi a 2.876.

Un sorpasso storico che segna una svolta critica: in dodici mesi le uscite spontanee sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 registrate nel 2024, arrivando a coinvolgere il 3,5% del totale dei medici in servizio, una percentuale mai toccata prima, neppure durante le fasi più drammatiche dell'emergenza pandemica.

Il dato emerge dal dossier stilato dal Centro studi di Anaao Assomed su rilevazioni Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, dal quale si evince come in 12 regioni su 20 chi lascia la sanità pubblica prima del limite di età superi numericamente chi va in pensione.

"Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all'Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti", dichiara Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, commentando le risultanze dello studio.

Per arginare la fuga dei camici bianchi, il sindacato ha presentato alle istituzioni un piano straordinario articolato in dieci punti. Le richieste spaziano dalla stabilizzazione del Decreto Calabria — per trasformare la formazione specialistica in un vero contratto di formazione-lavoro — al superamento del tetto di spesa per il personale, fino all'adeguamento delle retribuzioni agli standard europei tramite la detassazione del salario accessorio.

Il pacchetto comprende anche la riforma della responsabilità professionale contro la medicina difensiva, incentivi per le aree disagiate e il Sud, misure di welfare e tutela della genitorialità, garanzie sulla sicurezza nei reparti e l'istituzione di un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni.

"Il 2025 ci consegna un segnale d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell'inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta", conclude Di Silverio.

Il quadro appare particolarmente severo in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, territori nei quali i medici dimissionari superano da 2,4 a 3,3 volte i pensionati. A lasciare la struttura pubblica non sono i professionisti prossimi al riposo, ma specialisti nel pieno dell'attività con un'età media di circa 48 anni.

L'analisi territoriale conferma inoltre una netta spaccatura del Paese: nell'ultimo decennio il Centro-Nord ha messo a segno un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 unità (-3,1%), con picchi negativi in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d'Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).

In questo contesto di sofferenza organica, tra il 2015 e il 2024 l'età media dei medici ospedalieri si è comunque ridotta di 2 anni e 7 mesi per gli uomini e di 2 anni e 4 mesi per le donne, anche grazie al Decreto Calabria che dal 2019 al 2025 ha consentito l'ingresso di quasi 10.000 giovani.

Tuttavia, la sostenibilità del sistema resta a rischio, come ribadisce Di Silverio: "A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo però oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause".

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