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- Roma - Mercoledì 7 Ottobre 2026
Sanità, Gimbe: "Dal 2023 tagli invisibili per quasi 19 miliardi". Per il triennio servono altri 32 miliardi
Presentato alla Camera il Nono Rapporto sul SSN: l'inflazione divora gli aumenti e quasi 6 milioni di italiani rinunciano alle cure. Cartabellotta: "Senza risorse aggiuntive pagheranno le famiglie o le Regioni aumenteranno le tasse".
Nonostante un incremento nominale che ha portato il Fondo sanitario nazionale da 125,4 miliardi nel 2022 a 142,9 miliardi nel 2026, la sanità pubblica italiana sta subendo una progressiva contrazione delle risorse reali.
A tracciare il quadro è il Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato dalla Fondazione Gimbe e presentato questa mattina alla Sala della Regina della Camera dei Deputati.
Se analizzata in rapporto alla ricchezza del Paese, la quota destinata alla tutela della salute è infatti scesa dal 6,27% del Pil del 2022 a valori attorno al 6% negli anni successivi. Questo scostamento ha generato quello che la Fondazione definisce un "taglio invisibile" pari a 18,8 miliardi di euro.
"Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn", spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. "È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto col Pil del 2022".
A questo quadro si aggiunge l'impatto dell'inflazione, che ha azzerato l'effetto dei 37,5 miliardi di aumento nominale stanziati tra il 2010 e il 2026. Le prospettive tracciate dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica indicano per il prossimo triennio un divario stimato in 32,3 miliardi di euro tra il fabbisogno del sistema e le risorse effettivamente allocate.
"Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea, il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario", avverte Cartabellotta. "In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini".
I dati del rapporto evidenziano già oggi un forte impatto sui bilanci familiari. Nel 2025, su una spesa sanitaria complessiva di 190,1 miliardi di euro, ben 42,4 miliardi sono stati sostenuti direttamente dai cittadini (spesa out-of-pocket). Contestualmente è cresciuta del 10,1% la spesa intermediata, guidata dall'aumento delle polizze sanitarie private (+12,7%).
"Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura", sottolinea il presidente di Gimbe. "Servono regole, trasparenza e vigilanza affinché la sanità integrativa completi le tutele del Ssn, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze".
Drammatico infine il dato sulle rinunce alle prestazioni sanitarie: nel 2024 sono stati oltre 5,8 milioni i cittadini (il 9,9% della popolazione) che hanno rinunciato a visite ed esami, in forte aumento rispetto al 7,6% del 2023. Tra questi, circa 4 milioni hanno desistito a causa dei lunghi tempi di attesa e 3,1 milioni per ragioni economiche.
"Quando tempi d'attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l'accesso alle prestazioni sanitarie è in gioco la tenuta del patto sociale", conclude Cartabellotta. "Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute".
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