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  • Roma - Sabato 26 Settembre 2026

Sanità, Meloni non ha tagliato i fondi: cosa dicono i numeri oltre il post social

Una serie di post pubblicati in questi giorni sui social attribuiscono 37 miliardi di tagli a cinque governi e si ferma prima dell’attuale esecutivo. Gli stanziamenti per il Servizio sanitario nazionale sono cresciuti in euro, mentre le previsioni mostrano un calo del loro peso rispetto al PIL.

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di Redazione

La differenza tra un miliardo stanziato e una visita ottenuta in tempo si misura nella vita delle persone. La conosce chi aspetta un esame, chi cerca uno specialista per un familiare, chi finisce per pagare una prestazione pur avendo diritto all’assistenza pubblica. Per capire se la sanità riceve risorse sufficienti, però, occorre partire da numeri confrontabili.

Un’immagine diffusa sui social sostiene che i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte abbiano «tagliato» complessivamente 37 miliardi di finanziamenti alla sanità. Il post non indica le fonti, i provvedimenti considerati o il metodo usato per calcolare quella cifra. Presenta inoltre intervalli di anni che in parte si sovrappongono. Il totale, così come appare nell’immagine, non può essere trattato come un dato verificato.

Nell’elenco manca il governo Meloni. Che cosa è accaduto durante l’attuale legislatura? Se per “taglio” si intende una riduzione del finanziamento complessivo in euro, il governo Meloni non ha tagliato i fondi del Servizio sanitario nazionale. Secondo i dati richiamati dal Ministero della Salute, il Fondo sanitario passa da circa 125 miliardi nel 2022 a 142,9 miliardi previsti per il 2026. 

L’aumento degli stanziamenti, da solo, non chiude tuttavia il confronto. Le risorse possono crescere in cifra assoluta e rappresentare una quota minore dell’economia. Nell’esame della manovra per il 2026, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha previsto che il finanziamento del SSN scenda dal 6,1% del PIL nel 2026 al 5,9% nel 2028. Si tratta di previsioni sul rapporto tra finanziamento e PIL, non di una diminuzione degli stanziamenti in euro. 

Il punto riguarda anche ciò che resta a carico dei cittadini. Un’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio rileva che nel 2023 le famiglie hanno pagato direttamente il 23,6% della spesa sanitaria complessiva, una quota superiore di quasi nove punti percentuali alla media europea. È un dato che porta il dibattito fuori dalle sole tabelle di bilancio: riguarda l’accesso alle cure e il peso delle spese mediche sul reddito familiare.

Attribuire cifre non documentate ai governi passati o escludere l’attuale esecutivo dal confronto non aiuta a capire lo stato della sanità italiana. Il dato verificabile è più preciso: con Meloni i fondi nominali sono aumentati; secondo le previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, il loro peso sul PIL è destinato a diminuire. Per giudicare le scelte di qualsiasi governo serve distinguere questi due aspetti e verificare, soprattutto, se le risorse diventano cure accessibili per chi ne ha bisogno.

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