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  • Roma - Martedì 22 Settembre 2026

Sanità più vicina ai cittadini, ad Acilia e Infernetto due nuove strutture: investimento da quasi 10 milioni

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca inaugura l’Ospedale di Comunità di via Morelli e la Casa della Comunità San Tommaso. Due presidi della ASL Roma 3 pensati per avvicinare cure e servizi al territorio e ridurre, quando possibile, il ricorso agli ospedali.

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di Ettore Midas

Curarsi vicino a casa, evitando quando possibile un ricovero ospedaliero e trovando nello stesso territorio assistenza, controlli, specialisti e servizi. È questa la filosofia che accompagna le due nuove strutture sanitarie inaugurate nel pomeriggio dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ad Acilia e all’Infernetto.

Si tratta dell’Ospedale di Comunità di via Morelli, ad Acilia, e della Casa della Comunità San Tommaso di via Liviabella, all’Infernetto: due presidi destinati a rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale in un quadrante densamente popolato della Capitale.

All’inaugurazione erano presenti anche il direttore generale della ASL Roma 3 Laura Figorilli e il direttore del Distretto Sanitario del Municipio X Roberto Morello.

L'investimento complessivo indicato per le due strutture sfiora i 10 milioni di euro: 9.962.268 euro, dei quali 4.115.135 destinati all'Ospedale di Comunità e 5.847.132 alla Casa della Comunità.

Numeri importanti, ma la vera misura dell'intervento sarà nella quotidianità dei pazienti.

L’Ospedale di Comunità di via Morelli, operativo da luglio, è infatti destinato alle persone che hanno ancora bisogno di assistenza e monitoraggio sanitario, ma le cui condizioni non richiedono un ricovero in un ospedale per acuti.

È quel passaggio delicato che molte famiglie conoscono bene: il paziente non necessita più di un letto in un reparto tradizionale, ma non è ancora nelle condizioni ideali per tornare direttamente a casa.

L'Ospedale di Comunità nasce proprio per colmare questo spazio, rappresentando un livello intermedio tra ospedale e domicilio. Il modello regionale prevede ricoveri brevi, assistenza prevalentemente infermieristica con supporto medico e riabilitativo e percorsi finalizzati, quando le condizioni lo consentono, al ritorno a casa.

I pazienti possono arrivare sia dall'ospedale sia dal territorio. L'accesso viene proposto dai professionisti e dai servizi sanitari competenti, compresi i medici di medicina generale.

Diversa ma complementare la funzione della Casa della Comunità San Tommaso, attiva già da alcune settimane all'Infernetto.

Qui il cittadino può trovare specialistica ambulatoriale e cure primarie, assistenza infermieristica e domiciliare, diagnostica di base e punto prelievi. Sono inoltre presenti il Punto Unico di Accesso, i servizi di prenotazione collegati al CUP aziendale e l'integrazione con i servizi sociali.

La ASL Roma 3 identifica quella dell'Infernetto come Casa della Comunità Hub, inserita nella propria rete territoriale insieme agli altri presidi della zona.

Il principio è provare a spostare una parte della sanità fuori dai grandi ospedali, intercettando sul territorio i bisogni che possono essere affrontati senza arrivare al pronto soccorso o al ricovero.

Una necessità particolarmente evidente per anziani, pazienti cronici e persone fragili, per le quali anche un semplice controllo può trasformarsi in un percorso complicato quando servizi e specialisti sono lontani dal luogo in cui vivono.

L'apertura di Acilia e Infernetto si inserisce nel più ampio programma di potenziamento dell'assistenza territoriale del Lazio. Nei mesi scorsi la Regione ha proseguito l'attivazione di Case e Ospedali di Comunità in diversi territori, nell'ambito degli interventi collegati anche al PNRR.

La sfida, adesso, sarà far vivere davvero queste strutture: personale, servizi accessibili, collegamento con medici di famiglia e ospedali e capacità di prendere in carico il paziente senza lasciarlo solo nei passaggi tra un livello di assistenza e l'altro.

Perché dietro quasi dieci milioni di euro di investimento c'è soprattutto un obiettivo molto semplice da misurare: fare in modo che per un cittadino curarsi significhi sempre meno inseguire la sanità e sempre più trovarla vicino a casa.

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