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  • Roma - Martedì 29 Settembre 2026

Strage di Ustica, buio lungo 46 anni: le carte dalla Francia riaprono la caccia ai misteri del Dc9

Parigi trasmette documenti inediti sulla notte del 27 giugno 1980. Il procuratore Lo Voi ferma lo stop alle indagini, ma esperti e legali frenano sui facili entusiasmi.

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A 46 anni dalla strage del Dc9 Itavia precipitato nelle acque del Tirreno il 27 giugno 1980 — disastro in cui persero la vita 81 persone —, l'inchiesta giudiziaria sulla verità di Ustica registra un'improvvisa svolta istituzionale e diplomatica: la Francia ha comunicato la propria disponibilità a collaborare fornendo immediata documentazione su quanto accaduto quella notte, spingendo il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, a ritirare la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di ignoti.

Accanto al capo della Procura capitolina ci saranno i pm titolari dell'ultimo fascicolo d'indagine e il vicecapo dell'Avvocatura dello Stato: una presenza corale a testimonianza del peso politico e giudiziario che la magistratura intende imprimere al passaggio.

A Piazzale Clodio prevale tuttavia la cautela: per dare una svolta concreta serve materiale davvero inedito rispetto a quanto già scandagliato dalla storiografia e dalle tredici rogatorie internazionali avviate nel tempo dai giudici istruttori Vittorio Bucarelli e Rosario Priore.

I punti interrogativi aperti attorno al materiale transalpino in arrivo restano molteplici: tra i faldoni figurerà il diario di bordo completo della portaerei Foch, ormeggiata all'epoca a Tolone? Ci saranno i dettagli sulla traccia radar denominata "LL004" intercettata da Poggio Ballone o il quadro esaustivo delle attività condotte dalla base dell'Armée de l'air a Solenzara, in Corsica? Le reazioni del mondo peritale e legale restano improntate alla massima prudenza.

L'iniziativa della magistratura romana si muove nell'alveo sollecitato dall'Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica, presieduta da Giuliana Cavazza (che nella strage perse la madre). Lo storico Gregory Alegi — tra i principali sostenitori dell'ipotesi della bomba a bordo rispetto a quella della battaglia aerea — invita a non alimentare utopie: "Non bisogna alimentare speranze, i francesi non hanno detto è colpa nostra, ma solo vi diamo tutto".

Il docente suggerisce un cambio di prospettiva: "Certo che se facciamo sempre le stesse domande otterremo sempre le medesime risposte. Sono stati forniti nomi, cognomi ed indirizzi del personale militare in servizio quella sera e molti di questi sono stati ascoltati negli anni, ma sarebbe il caso di porre il proprio sguardo altrove? Me lo chiedo perché di recente la Francia ha consegnato agli Usa uno degli attentatori di Lockerbie. Forse se uno va a chiedere qualcosa in quella direzione potrebbe venir fuori una novità".

Sulla stessa linea di cautela si attesta Alessandro Gamberini, legale dell'associazione dei familiari delle vittime, che finora ha giudicato le indicazioni giunte da Parigi "smaccatamente menzognere o ostruzionistiche", ribadendo la convinzione di una battaglia aerea nei cieli di Ustica. Il penalista concorda con Alegi nel guardare ai fatti concreti e analizzare quanto verrà formalmente trasmesso dalle autorità francesi, senza coltivare illusorie scorciatoie.

Mentre a Roma ci si appresta a capire se la riapertura del canale diplomatico consentirà di squarciare l'ombra del mistero, la giornata di domani segnerà il primo banco di prova per verificare se, citando il famoso motto di Richard Nixon, la Francia abbia scelto di "darle tutte, darle noi e darle subito".

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