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  • Roma - Venerdì 2 Ottobre 2026

Strage di Ustica, proseguono le indagini: atti restituiti al pm dopo le aperture di Parigi

L'Ambasciata di Francia assicura: "Nessuna richiesta in sospeso, pronti a cedere i documenti". I familiari delle vittime: "L'esito non sia mortificato dalla nebulosità delle risposte già ricevute".

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L'inchiesta giudiziaria sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, nella quale persero la vita 81 persone a bordo del DC-9 della compagnia Itavia precipitato nel Mar Tirreno, non si chiude. Il gip del Tribunale di Roma ha disposto la restituzione degli atti alla Procura della Repubblica affinché vengano svolti ulteriori approfondimenti investigativi. Il provvedimento segue la revoca della richiesta di archiviazione formalizzata dal procuratore capo Francesco Lo Voi alla luce della disponibilità manifestata dalle autorità transalpine a trasferire a Roma il compendio documentale relativo al tragico evento.

L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari definisce pienamente legittimo il passaggio procedurale deciso dagli inquisitori: "La revoca della richiesta dell'archiviazione è ammissibile e, di conseguenza, devono restituirsi gli atti al Pubblico Ministero per le determinazioni di competenza.

In particolare, la Procura ha revocato la precedente richiesta, ravvisando la necessità di esplorare la nuova ipotesi investigativa emersa con l'apertura della Francia nel fornire i documenti utili per le indagini, pure richiesti in passato in numerose richieste di cooperazione giudiziaria".

Nel corso dell'udienza, la Procura ha depositato la nota verbale inviata dall'Ambasciata francese il 14 settembre 2026, la quale — facendo seguito ai colloqui intercorsi tra i titolari della diplomazia dei due Paesi — ha ratificato "l'accordo delle autorità francesi per, su richiesta dalla parte italiana, il trasferimento agli archivi dello Stato italiano di tutta la documentazione relativa alla catastrofe di Ustica, trasmessi dalla Francia tra il 1981 e il 1994".

L'incartamento comprende due atti inoltrati tra i ministeri della Difesa nel 1986 e nel 1990 e nove file informatici con cinque documenti redatti dalla rappresentanza diplomatica d'Oltralpe a Roma. Nel medesimo documento, tuttavia, la diplomazia di Parigi tende a precisare la propria posizione rispetto ai pregressi canali di rogatoria: "L'Ambasciata di Francia tiene a precisare che le autorità francesi non sono a conoscenza di alcuna richiesta di mutua assistenza giudiziaria in sospeso e sarebbero molto grate alle autorità italiane di precisare se, da parte loro, dovessero individuare richieste in sospeso", aggiungendo che "si esclude espressamente qualsiasi pregressa resistenza nel fornire l'assistenza giudiziaria".

L'evoluzione della vicenda viene accolta con cautela dai rappresentanti legali dei parenti dei passeggeri deceduti. L'avvocato Daniele Osnato, legale di una parte delle famiglie, ha sottolineato l'esigenza di risposte concrete: "Abbiamo ancora una volta incondizionata fiducia nella magistratura, affinché sia fatta chiarezza di una strage che ha falcidiato 81 cittadini italiani. Ci auguriamo, però, che gli sforzi profusi alla ricerca della verità non siano ancora una volta mortificati dalla nebulosità delle risposte precedentemente attuate dalla Francia, ma anche di altri Paesi coinvolti nella strage. Confido vivamente che la vicenda sia definita in tempi brevi e che la magistratura possa finalmente ottenere giustizia".

Di segno complementare la valutazione del legale di Giuliana Cavazza, presidente dell'Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, che sollecita verifiche a tutto campo: "Siamo soddisfatti. Siamo riusciti a garantire la possibilità che si indaghi anche sulla pista terroristica (mai seriamente esplorata) della bomba a bordo. Non si dimentichi quanto è avvenuto pochi anni dopo la strage di Ustica per il volo Pan Am esploso sopra Lockerbie".

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