
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 28 Maggio 2026
Svolta storica nello scoutismo cattolico: l'Agesci apre all'universo Lgbt per i ruoli di guida e capo
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti, con apprezzamenti da parte di Arcigay e critiche da parte di gruppi tradizionalisti, preoccupati per l'allontanamento dai principi cattolici.
I modelli educativi del cattolicesimo associazionario italiano registrano un'evoluzione di portata storica, ridefinendo i criteri di inclusione e di gestione delle risorse adulte all'interno dei gruppi giovanili.
L'Associazione guide e scouts cattolici italiani ha ufficializzato l'approvazione, da parte del proprio Consiglio generale, di un documento strategico intitolato "Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo". Il testo sancisce l'apertura formale dell'organizzazione alla possibilità per le persone appartenenti alla comunità Lgbt, inclusi i soggetti transgender, di ricoprire i ruoli di responsabilità e coordinamento in qualità di capi e guide.
Il delegato nazionale Paolo Di Tota ha rivendicato con fermezza la natura del provvedimento, escludendo ripercussioni sul piano del consenso: per i vertici non c'è timore di subire una flessione nel numero dei tesserati, ricordando come il principio dell'inclusione rappresenti una priorità assoluta verso chiunque.
Secondo l'esponente dell'associazione, che conta nel suo complesso circa 183 mila iscritti a partire dagli 8 anni d'età, la parità di trattamento già applicata ai giovani frequentatori andava estesa coerentemente anche alle figure adulte di riferimento. La delibera, votata all'unanimità dai 300 delegati riuniti in assemblea, rappresenta il punto d'arrivo di un percorso istruttorio durato diversi anni.
Nel testo approvato viene sottolineato come il documento nasca con l'obiettivo di porsi quale nuovo strumento di sintesi, affiancamento e sviluppo formativo, volto a preservare la credibilità dell'azione educativa dell'accoglienza e della cura dell'individuo, specialmente quando queste dinamiche incrociano il pieno riconoscimento del vissuto intimo delle singole persone.
L'orientamento espresso dall'Agesci fissa una netta linea di demarcazione anche sul fronte del contrasto ai pregiudizi interni, ritenuti incompatibili con i valori fondanti dello scoutismo.
I redattori del documento chiariscono che la pedagogia dell'accoglienza, applicata quotidianamente nelle attività di servizio sul territorio, non può essere sottoposta a discrezionalità. Di conseguenza, l'associazione ritiene imprescindibile strutturare percorsi formativi orientati al superamento di posizioni e atteggiamenti omolesbobitransfobici, individuati come reali ostacoli all'integrazione di ragazzi, ragazze e capi all'interno della rete dei gruppi nazionali.
Il rispetto e il riconoscimento delle differenze personali vengono catalogati come direzioni non negoziabili, spingendo i quadri direttivi a un impegno costante sul piano della formazione individuale in coerenza con la promessa, la legge e il patto associativo. Di Tota ha ammesso che in passato si sono verificati isolati casi di abbandono da parte di guide che avevano percepito un clima discriminatorio, episodi legati a una mancanza di preparazione strutturale dell'organizzazione, a cui oggi si è voluto porre rimedio riaffermando i valori storici dell'ascolto.
Il nuovo corso della realtà scoutistica ha innescato reazioni contrapposte nel panorama associativo nazionale. Il segretario generale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, ha espresso profondo sollievo per la decisione, evidenziando come la svolta metta la parola fine a una lunga stagione di marginalizzazione forzata che per molto tempo ha costretto diversi educatori Lgbtqia+ all'invisibilità o all'allontanamento da contesti formativi comunitari.
Di segno diametralmente opposto la presa di posizione del mondo tradizionalista, espressa dal portavoce del comitato Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe. L'associazione ha criticato duramente l'Agesci, accusandola di aver disatteso il patto di fiducia con i genitori dei tesserati e di essersi piegata alle tesi dell'identità di genere. Secondo Pro Vita, l'accettazione di tali concetti si pone in aperto contrasto con i precetti e il Magistero della Chiesa cattolica, oltre che con i ripetuti moniti dei Pontefici contro la colonizzazione ideologica delle teorie di genere. Coghe ha sollevato forti perplessità sui futuri contenuti formativi somministrati ai minori, contestando l'idea che si possa veicolare un modello educativo in cui la percezione individuale prescinda dal sesso biologico di appartenenza.
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