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- Roma - Venerdì 29 Maggio 2026
Tensioni Usa-Iran, Trump convoca la "Situation Room": "Prenderò una decisione definitiva". Sul tavolo lo Stretto di Hormuz e il nucleare
Le autorità iraniane respingono le richieste statunitensi, rivendicando il controllo sulle rotte marittime.
I canali della diplomazia internazionale e i vertici militari di Washington si trovano in una fase di massima allerta per la risoluzione della crisi in Medio Oriente.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una convocazione d'urgenza dei suoi consiglieri di sicurezza per stabilire la linea d'azione nei confronti del governo di Teheran. "Mi riunirò ora, nella Situation Room, per prendere una decisione definitiva", ha comunicato il leader repubblicano attraverso la propria piattaforma social Truth, delineando una serie di condizioni perentorie e non negoziabili destinate alla Repubblica Islamica.
L'intervento del capo della Casa Bianca fissa i paletti geopolitici dell'amministrazione sul dossier atomico e sulla sicurezza delle rotte commerciali globali: "L'Iran deve accettare che non avrà mai un'arma nucleare o una bomba. Lo stretto di Hormuz deve essere immediatamente aperto, senza pedaggi, per il traffico marittimo senza restrizioni, in entrambe le direzioni".
Trump ha poi affrontato la questione delle contromisure difensive posizionate nelle acque del Golfo Persico: "Tutte le mine, se ce ne sono, verranno eliminate. L'Iran completerà l'immediata rimozione e/o detonazione di tutte le mine rimaste, che non saranno molte".
Sul piano tecnologico dello smantellamento delle infrastrutture belliche più sensibili, il tycoon ha rivendicato il ruolo guida di Washington: "La polvere nucleare, che giace sepolta nelle profondità del sottosuolo, verrà riportata alla luce dagli Stati Uniti (l'unico Paese, insieme alla Cina, a possedere le capacità meccaniche per farlo), in stretta coordinazione e collaborazione con l'Iran e con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, e verrà distrutta".
Infine, il presidente ha rivolto un messaggio agli equipaggi dei mercantili rimasti coinvolti nelle operazioni di pattugliamento: "causa del nostro straordinario e senza precedenti blocco navale — che ora verrà revocato — possono avviare la procedura per fare ritorno a casa. Salutate da parte mia le vostre mogli, i vostri mariti, i vostri genitori e le vostre famiglie: il vostro Presidente preferito!".
Le dichiarazioni giunte da Washington hanno trovato un'immediata opposizione nei palazzi istituzionali iraniani, dove l'ala parlamentare e i vertici delle forze armate rivendicano la piena legittimità dei controlli applicati lungo le rotte marittime dello stretto. Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento di Teheran, ha ribadito tramite la piattaforma X che la gestione dello snodo da parte delle autorità locali si è ormai consolidata a livello internazionale, specificando che le imbarcazioni straniere sono obbligate a richiedere le autorizzazioni, a corrispondere le relative tariffe tariffarie e a navigare sotto lo stretto controllo della Marina delle Guardie Rivoluzionarie.
Il deputato ha poi attaccato direttamente il presidente statunitense, definendolo come l'unica persona non disposta a riconoscere i reali equilibri sul campo: "Di tanto in tanto manda il suo esercito ad aprire lo stretto. Arrivano, vengono sconfitti e tornano indietro".
Nonostante la retorica presidenziale orientata a una rapida chiusura della crisi, il vicepresidente JD Vance ha invitato alla cautela in merito alla firma del memorandum d'intesa. Pur ammettendo lo svolgimento di sessioni costruttive per l'estensione del cessate il fuoco, il numero due di Washington ha chiarito che Trump non è ancora pronto a dare il proprio benestare formale: "Ci stiamo confrontando su un paio di punti relativi alla formulazione del testo. Abbiamo fatto molti progressi in tal senso". Vance ha espresso l'auspicio che il dialogo consenta di continuare "a fare progressi" per mettere il tycoon "nella posizione di poter avallare l'accordo", sebbene rimanga la consapevolezza che "ovviamente, la questione è ancora da definire".
Le riserve della Casa Bianca rimangono evidenti anche sulla tempistica dell'eventuale ratifica: "È difficile dire esattamente quando, o se, il presidente firmerà il memorandum. Non posso garantire che ci arriveremo, ma allo stato sono abbastanza fiducioso", ha concluso il vicepresidente.
L'impalcatura diplomatica, rivelata inizialmente dalla testata Axios e non ancora commentata ufficialmente da Teheran, prevede una proroga della tregua per ulteriori 60 giorni, garantendo il transito delle merci nello Stretto di Hormuz e avviando i negoziati sul programma di arricchimento dell'uranio. L'eventuale intesa rappresenterebbe il passo più concreto verso la stabilizzazione dall'inizio delle ostilità aperte il 28 febbraio, interrotte solo dall'accordo provvisorio di aprile e scosse da periodici attacchi incrociati.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando fonti vicine ai negoziatori, ha confermato che il testo definitivo della proposta non è ancora stato siglato né convalidato. In questo contesto di incertezza, il Pakistan prosegue nel suo ruolo di mediatore neutrale: il ministro degli Esteri di Islamabad, Ishaq Dar, ha in agenda un incontro bilaterale a Washington il 29 maggio con il Segretario di Stato americano Marco Rubio.
Rimangono comunque distanti le richieste di fondo dei due blocchi, con l'Iran che pretende la rimozione delle sanzioni economiche, lo sblocco dei capitali esteri e il disimpegno militare USA nella regione, a fronte delle pretese di Washington volte al totale smantellamento atomico e alla consegna del materiale fissile arricchito.
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