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  • Roma - Sabato 3 Ottobre 2026

Tumore del pancreas, al Gemelli una prima mondiale: la ricerca italiana arriva al letto del paziente

Una donna di 63 anni è stata trattata con YntraDose®, la colla biologica radioattiva sviluppata da BetaGlue Therapeutics. La procedura sperimentale punta a creare le condizioni per rendere operabile un tumore oggi non operabile.

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di Maurizio Pizzuto

Per una donna di 63 anni con un tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile, al Policlinico Gemelli si apre un percorso sperimentale con un obiettivo preciso: creare le condizioni perché possa essere successivamente sottoposta a un intervento chirurgico. È lei la prima paziente al mondo trattata con YntraDose®, l’innovativa colla biologica radioattiva sviluppata dalla biotech italiana BetaGlue Therapeutics, partecipata dalla Fondazione Tech e Biomedical.

A dare notizia della prima applicazione è la Fondazione, che presenta la procedura come un passaggio significativo nel percorso dalla ricerca alla sperimentazione clinica.

Il trattamento è stato eseguito dal professor Roberto Iezzi (NELLA FOTO), direttore della radiologia interventistica della Fondazione Policlinico Gemelli, nell’ambito di un trial internazionale che ha come principal investigator il professor Giampaolo Tortora. La paziente è affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas, localmente avanzato.

La possibilità di arrivare a una successiva operabilità rappresenta l’obiettivo del trattamento: il comunicato non riporta ancora risultati clinici sull’esito della procedura.

Per Cinzzia Marchese, presidente della Fondazione Tech e Biomedical, questa prima applicazione clinica mondiale segna un momento fondamentale e conferma il valore concreto del progetto. La presidente sottolinea il ruolo della Fondazione nel contribuire a creare le condizioni perché una tecnologia nata in Italia possa attraversare le diverse fasi dello sviluppo, dal progetto alla sperimentazione, fino al letto del paziente.

Il caso BetaGlue, osserva Marchese, evidenzia quanto sia strategico costruire un ecosistema capace di accompagnare la ricerca biomedica lungo tutto questo percorso.

La sperimentazione coinvolge centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna. L’arruolamento dei pazienti prosegue e i prossimi trattamenti sono previsti nel mese di ottobre. La prima procedura eseguita a Roma inaugura quindi una fase clinica che dovrà consentire di valutare le prospettive della tecnologia.

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