Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 22 Settembre 2026

Tumori pediatrici, il dramma dei costi indiretti: curare un figlio fuori sede costa fino a 35mila euro l'anno

L'allarme dell'associazione Peter Pan durante il "Settembre d'Oro": alloggi, spostamenti e congedi insufficienti mettono in ginocchio le famiglie dei giovani pazienti. Oltre 2.000 le nuove diagnosi annuali in Italia.

Condividi questo articolo

Curare un figlio affetto da patologia oncologica in un centro di riferimento lontano dalla propria residenza comporta una spesa indiretta e non sanitaria che può raggiungere i 34.972 euro all'anno.

A quantificare l'impatto economico dell'emigrazione sanitaria è l'associazione Peter Pan Odv, realtà impegnata nell'accoglienza e nel sostegno ai nuclei familiari dei pazienti pediatrici, che proietta la luce sulle criticità del sistema in occasione del "Settembre d'Oro", mese dedicato alla sensibilizzazione sui tumori infantili e dell'adolescenza.

Il carico finanziario comprende voci quali vitto, alloggio, trasporti urbani e viaggi periodici, oltre alle spese per il supporto psicologico, la riabilitazione neuro-psico-motoria e la gestione delle pratiche amministrative.

A questo quadro si sommano le carenze legislative sul fronte delle garanzie occupazionali per i genitori: costretti a lunghi trasferimenti per seguire i protocolli terapeutici, gran parte dei padri e delle madri si trova costretta a ridurre l'orario di lavoro o ad abbandonare del tutto la propria occupazione.

In Italia si contano ogni anno circa 1.400 nuove diagnosi di tumore tra i bambini da 0 a 14 anni e ulteriori 600-800 casi tra gli adolescenti fino a 20 anni. Nonostante i progressi della ricerca scientifica abbiano innalzato l'indice di sopravvivenza a cinque anni dall'esordio al 84%, la lunghezza e la complessità dei cicli di cura continuano a gravare sull'organizzazione e sulla stabilità economica delle famiglie.

Dall'associazione giunge un esplicito richiamo alla revisione degli ammortizzatori sociali: "Strumenti e tutele per evitare che ciò accada, in realtà, esistono, ma sono pensati per percorsi di cura più brevi rispetto a quelli oncologici pediatrici. E valgono solo per i lavoratori dipendenti".

Sotto accusa in particolare i limiti del congedo straordinario, fissato in una soglia massima di due anni nell'intero arco della vita lavorativa senza possibilità di rinnovo, un vincolo inadeguato ad affrontare eventuali recidive, complicazioni tardive o sequele a lungo termine dei trattamenti. "Non si può scegliere tra lavoro e cura", evidenziano i rappresentanti della Onlus, sollecitando interventi normativi volti a tutelare la continuità del reddito per le famiglie impegnate nei percorsi assistenziali.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti