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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Ucraina: l'Ue accelera sull'adesione, negoziati al via a giugno. Muro della Lega: "Danno di enormi proporzioni"

Il processo di integrazione dell'Ucraina nell'Unione Europea sta per subire una svolta significativa, con la Commissione Ue pronta a proporre l'apertura dei capitoli negoziali il 16 giugno. Tuttavia, in Italia, la Lega si oppone fermamente all'adesione di Kiev, ritenendo che non soddisfi i requisiti necessari. Nel frattempo, il presidente Zelensky cerca supporto militare dagli Stati Uniti per affrontare l'aggressione russa, mentre l'intelligence britannica stima quasi 500.000 perdite tra le forze russe dall'inizio del conflitto.

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Il percorso di integrazione diplomatica e politica dell'Ucraina all'interno del blocco comunitario si appresta a vivere una svolta decisiva, rimodellando gli equilibri interni e sollevando immediate reazioni polemiche sul fronte politico italiano.

La Commissione Ue va verso la proposta dell'apertura del primo gruppo di capitoli negoziali, o 'cluster', sull'adesione dell'Ucraina al Consiglio Affari generali del 16 giugno. Questo passaggio chiave farà da preludio formale al successivo summit dei capi di Stato e di governo dei ventisette Paesi membri, in programma per il 18 e 19 giugno, nel corso del quale i leader europei saranno chiamati a esprimersi e a ratificare ufficialmente la raccomandazione.

Secondo quanto rivelato dal portale di informazione europea Euractiv.com, la medesima accelerazione procedurale e la contestuale apertura del primo pacchetto di dossier tematici verranno contestualmente proposte anche a beneficio della Moldavia.

A imprimere una decisa sferzata ai tempi della diplomazia di Bruxelles ha contribuito il recente insediamento di Peter Magyar alla guida dell'esecutivo di Budapest, una novità politica che potrebbe presto sfociare in un vertice bilaterale tra il nuovo premier ungherese e Volodymyr Zelensky già nei primi giorni del prossimo mese.

L'ipotesi di un ingresso di Kiev nella famiglia europea ha però innescato un'immediata levata di scudi da parte di una delle principali forze della maggioranza di governo in Italia, la Lega, che ha espresso una totale e netta chiusura di principio. "La Lega è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni", si legge infatti in una nota ufficiale diramata dal partito di Matteo Salvini.

Parallelamente ai tavoli diplomatici europei, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a muoversi sul fronte degli approvvigionamenti bellici, stringendo i contatti diretti con i vertici istituzionali d'oltreoceano per far fronte alla costante pioggia di fuoco che investe il Paese. Attraverso una missiva riservata recante la data del 26 maggio e recapitata direttamente alla Casa Bianca, il leader ucraino si è rivolto al presidente statunitense Donald Trump per sollecitare l'invio urgente di nuove forniture di munizionamento pesante per le batterie di difesa aerea Patriot, considerate indispensabili per neutralizzare i vettori balistici russi.

Nella lettera inviata a Trump, Zelensky ha chiesto esplicitamente agli Stati Uniti di "aiutarci a garantire questo strumento vitale di protezione contro il terrorismo russo, i missili Patriot Pac-3 e i sistemi aggiuntivi, per fermare i missili balistici russi e altri attacchi missilistici russi".

Sullo sfondo delle manovre militari e geopolitiche, l'intelligence del Regno Unito ha diffuso un nuovo e pesante bilancio stimato in merito ai costi umani subiti dall'esercito di Mosca dall'inizio dell'invasione su larga scala. Secondo quanto dichiarato pubblicamente da Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq — l'agenzia britannica specializzata nello spionaggio elettronico e nella cybersicurezza —, sono quasi 500.000 i militari russi rimasti uccisi nel corso delle ostilità. Per la vertice dei servizi di Londra, questa imponente cifra di perdite dimostra chiaramente come Vladimir Putin stia incontrando crescenti e strutturali difficoltà, al punto che il capo del Cremlino "sta arretrando sul campo di battaglia".

Il dato, sebbene indicativo di un logoramento profondo delle truppe di Mosca, appare comunque più prudente e contenuto rispetto ai report precedentemente forniti dalle autorità di Kiev, che in passate valutazioni avevano evocato cifre complessive superiori, prossime al milione di caduti sul fronte nemico.

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