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- Roma - Lunedì 12 Ottobre 2026
Ucraina, ripartire dopo la guerra: l’Italia investe oltre 8,6 milioni nella riabilitazione dei veterani
Il programma REBORN prevede tre anni di interventi nella regione di Odessa: nuove apparecchiature, formazione per 200 operatori e percorsi di recupero fisico e psicologico. L’attuazione è affidata all’Agenzia Industrie Difesa.
di Stefano Orlandi
Tornare a camminare, recuperare autonomia, riuscire a convivere con ricordi che continuano a pesare anche lontano dal fronte. Per i veterani ucraini, il ritorno alla vita quotidiana può richiedere cure complesse e un’assistenza prolungata. A questo percorso è dedicato REBORN, il programma triennale sostenuto dall’Italia con 8.631.684 euro, destinato a rafforzare la riabilitazione fisica e psicologica nella regione di Odessa.
Approvata a settembre, l’iniziativa è finanziata principalmente dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con un cofinanziamento dell’Agenzia Industrie Difesa. A quest’ultima, guidata da Fiammetta Salmoni(NELLA FOTO), spetta l’attuazione attraverso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, in collaborazione con i partner sanitari e istituzionali ucraini.
Il progetto mette insieme attrezzature, competenze professionali e organizzazione dell’assistenza. Nei 36 mesi previsti, il piano comprende la riqualificazione degli spazi sanitari, l’installazione di 164 apparecchiature biomedicali e lo sviluppo di percorsi terapeutici per persone con amputazioni e disabilità, oltre che per chi ha vissuto torture, prigionia o violenze.
La prima fase punta a raggiungere almeno mille pazienti e a formare 200 operatori sanitari. Successivamente, l’obiettivo è portare la capacità della struttura interessata a 1.500 utenti l’anno. Sono traguardi che riguardano tanto l’accesso alle cure quanto la possibilità di garantire continuità ai trattamenti.
La formazione rappresenta uno dei passaggi centrali del programma. L’arrivo di nuove tecnologie dovrà essere accompagnato da personale preparato a utilizzarle e a inserirle nei percorsi clinici. Le attività previste riguardano la gestione delle protesi, la riabilitazione e il sostegno psicologico, con attenzione ai pazienti più fragili.
Per chi rientra dal fronte, infatti, il recupero può attraversare dimensioni diverse. Alle conseguenze delle lesioni si possono affiancare difficoltà emotive, relazionali e familiari. L’impostazione di REBORN cerca di rispondere a questa complessità, collegando il lavoro sul corpo all’assistenza per le ferite psicologiche.
Il programma si colloca in un percorso di cooperazione sanitaria già avviato. Una precedente visita dell’AID al centro Lisova Polyana di Kyiv aveva individuato nella prevista apertura di una struttura gemella a Odessa un possibile ambito di collaborazione con AICS. Le due agenzie sono inoltre impegnate nel sostegno all’ospedale pediatrico regionale di Odessa.
La sfida sarà trasformare le risorse stanziate in servizi accessibili e duraturi. Per un veterano, recuperare un movimento o imparare a utilizzare una protesi può significare tornare a svolgere un lavoro, occuparsi della propria famiglia, affrontare una giornata con maggiore indipendenza. È su questi risultati quotidiani che si misurerà il valore del progetto: accompagnare le persone lungo un recupero che richiede tempo, professionalità e fiducia.
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