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- Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026
Ungheria: il Parlamento fa dietrofront, cancellata l'uscita dalla Cpi voluta da Orban
Un cambiamento significativo nella politica estera ungherese è avvenuto con il voto del Parlamento, che ha bloccato il ritiro della Ungheria dalla Corte penale internazionale, precedentemente sostenuto dall'ex primo ministro Viktor Orban. La mozione per mantenere lo status quo ha ottenuto 133 voti favorevoli, contro 37 contrari e 5 astenuti. Questa decisione, presa in prossimità di una scadenza critica, evita l'isolamento diplomatico del Paese, annullando un provvedimento che stava per entrare in vigore il 2 giugno.
Una clamorosa inversione di rotta istituzionale rimodella l'assetto delle relazioni internazionali di Budapest e segna una netta discontinuità rispetto alle storiche linee di politica estera della precedente gestione governativa: i membri del Parlamento ungherese hanno espresso un voto decisivo per bloccare in extremis la procedura di abbandono della Corte penale internazionale, azzerando l'efficacia del provvedimento che era stato precedentemente introdotto e caldeggiato dall'ex primo ministro Viktor Orban.
L'esito della votazione svoltasi all'interno dell'aula di Budapest ha decretato una netta e inequivocabile affermazione dei favorevoli al mantenimento dello status quo internazionale. La mozione volta a revocare il recesso dello Stato magiaro dallo Statuto di Roma ha raccolto un totale di 133 consensi da parte dei parlamentari, a fronte di 37 espressioni di segno contrario e del posizionamento neutrale di 5 deputati che hanno preferito astenersi.
Il pronunciamento dell'organismo legislativo giunge a ridosso di una scadenza temporale ormai imminente, che rischiava di isolare ulteriormente il Paese sul piano diplomatico. La normativa nazionale che sanciva il definitivo ritiro dell'Ungheria dalla Cpi era infatti giunta all'atto finale di un percorso burocratico e legislativo durato circa un anno; secondo le scadenze originariamente fissate, il testo che sanciva il disimpegno del Paese dal tribunale internazionale dell'Aja avrebbe dovuto entrare ufficialmente in vigore il prossimo 2 giugno, uno scenario ora definitivamente scongiurato dal voto dell'Assemblea.
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