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- Roma - Giovedì 1 Ottobre 2026, 11:25
Università telematiche, nasce ATuPU: una voce nazionale per i Poli e chi ci lavora
La nuova associazione rappresenterà le imprese della rete territoriale degli atenei digitali. Contratti più trasparenti, tutela degli investimenti e un censimento nazionale tra le prime iniziative annunciate.
di Redazione
Dietro un’iscrizione a un’università telematica c’è spesso un incontro: qualcuno che spiega come organizzare gli studi, accompagna nelle pratiche e aiuta a orientarsi tra percorsi formativi e impegni quotidiani. È il lavoro dei Poli universitari, una rete di imprese e operatori territoriali che ora punta a dotarsi di una rappresentanza nazionale. Nasce con questo obiettivo ATuPU, l’Associazione per la Tutela dei Poli Universitari, presentata il 30 settembre a Roma.
La nuova organizzazione si rivolge ai Poli di orientamento, agli E-Learning Center Point e alle imprese che operano nella rete delle università telematiche italiane. Realtà che affiancano all’informazione sui corsi l’assistenza alle immatricolazioni, il tutoraggio e il supporto amministrativo, sostenendo investimenti in sedi, personale e comunicazione.
Il punto di partenza è una trasformazione che ha ampliato il peso della formazione digitale. Secondo i dati del Rapporto ANVUR 2026 riportati nel comunicato dell’associazione, gli iscritti alle undici università telematiche riconosciute sono arrivati a 307.861 nell’anno accademico 2024/2025, contro circa 119 mila nel 2018/2019. Un aumento di circa il 159% in sei anni, che porta questo segmento a rappresentare circa il 15% della popolazione universitaria italiana.
Alla crescita degli atenei si accompagna il lavoro di una rete distribuita sul territorio, la cui consistenza resta però da misurare con precisione. La stessa ATuPU segnala l’assenza di una rilevazione pubblica nazionale sul numero delle imprese e degli occupati riconducibili ai Poli. Per questo, tra le prime iniziative annunciate figura un censimento nazionale, destinato a ricostruire dimensioni, occupazione e valore economico della rete.
La questione centrale, per l’associazione, riguarda la possibilità delle imprese di programmare il proprio futuro. ATuPU richiama l’esigenza di maggiore stabilità nei rapporti con gli atenei e i gruppi universitari, chiedendo condizioni economiche chiare, criteri trasparenti per le provvigioni e l’attribuzione degli studenti, oltre a un confronto preventivo sulle modifiche contrattuali.
Nella posizione espressa dai promotori, la diversa forza negoziale tra grandi committenti e piccoli operatori può rendere più difficile tutelare gli investimenti realizzati negli anni. Da qui la proposta di contratti uniformi a livello nazionale e di una rappresentanza capace di portare esigenze comuni ai tavoli di confronto.
Matteo Fortunati, segretario di ATuPU, sottolinea il contributo degli imprenditori e dei lavoratori che hanno costruito strutture, competenze e relazioni sul territorio. Per Fortunati, la dimensione raggiunta richiede ormai una voce collettiva e regole condivise: «Chi investe per anni nello sviluppo di un brand altrui deve poter programmare con serenità il proprio futuro e quello dei propri lavoratori».
L’associazione annuncia inoltre assistenza tecnica e legale agli aderenti, un osservatorio permanente sul comparto e l’apertura di un’interlocuzione con il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le altre autorità competenti.
L’intento dichiarato è costruire un rapporto più stabile con gli atenei. Perché l’università digitale, pur svolgendosi attraverso uno schermo, si appoggia anche a persone, uffici e competenze presenti nelle città. ATuPU nasce per dare a questa componente del sistema un interlocutore comune.
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