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- Roma - Martedì 29 Settembre 2026
Usa, il Dna non combacia: condannato a morte rilasciato dopo 30 anni di carcere per un delitto mai commesso
Douglas Stewart Carter, oggi 71enne, era stato arrestato nel 1985 per l'omicidio della zia di un capo della polizia nello Utah. Falsa confessione estorta e testimoni pagati per mentire: il test genetico lo scagiona e la Procura rinuncia alla pena capitale.
Un errore giudiziario lungo tre decenni. Douglas Stewart Carter, 71 anni, ha varcato la porta del penitenziario dello Utah nella tarda serata di ieri, abbandonando il braccio della morte dove si trovava rinchiuso in attesa dell'esecuzione capitale.
L'uomo era stato condannato per il feroce omicidio di Eva Olesen, zia di un capo della polizia locale, uccisa nel 1985. A spalancargli le porte del carcere è stata una decisione del giudice statale arrivata dopo gli esiti delle analisi del Dna depositate lo scorso 22 settembre, che lo hanno definitivamente escluso da ogni traccia genetica rilevata sulla scena del crimine.
Il caso risale all'aprile del 1985, quando Olesen fu rinvenuta priva di vita dal marito nella propria abitazione, parzialmente svestita, legata e colpita da un'arma da fuoco e da fendenti di coltello. Carter, afroamericano, fuggì dallo Utah temendo di essere coinvolto in una differente indagine per aggressione e venne arrestato a giugno a Nashville, nel Tennessee.
Durante l'interrogatorio firmò una confessione, che fin dai primi momenti ha sempre sostenuto essergli stata estorta con minacce e intimidazioni da parte degli investigatori. Senza alcuna prova materiale a suo carico e con una difesa che al primo processo non chiamò alcun testimone a discarico, la giuria lo condannò alla pena di morte basandosi unicamente sulla firma dell'imputato e sui verbali di due testimoni che affermarono di averlo sentito vantarsi dell'omicidio della donna bianca. Un impianto accusatorio crollato nel 2011, quando i due testimoni, rintracciati in Messico, ammisero di essere stati pagati con denaro e regali dalla polizia per dire il falso in aula.
Già lo scorso anno la Corte Suprema dello Stato aveva disposto un nuovo dibattimento censurando i comportamenti scorretti delle forze dell'ordine, fino alla definitiva svolta scientifica sul sangue rinvenuto sulla maniglia di casa Olesen e sul manico del coltello impiegato dall'assassino.
Scarcerato su cauzione pur con l'opposizione dei familiari della vittima, Carter è salito a bordo di un'auto scortato dal figlio Tyler Anger e dal suo legale, senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti presenti e indossando un braccialetto elettronico Gps in vista del nuovo processo fissato per il prossimo anno (per il quale i pm hanno già ritirato la richiesta di condanna a morte). Il giudice gli ha imposto il divieto assoluto di contatto con i parenti della vittima.
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