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  • Roma - Giovedì 27 Agosto 2026

Amianto in Marina, il Tribunale riconosce il nesso con il mesotelioma: oltre 410mila euro alla figlia - SENTENZA ALLEGATA

La sentenza del Tribunale di Roma sul caso di Luigi Ricci, ex sergente della Marina Militare morto nel 2021 dopo una diagnosi di mesotelioma. Riconosciuto il collegamento tra esposizione professionale all’amianto e malattia. La figlia Benedetta impugna però il dimezzamento del danno parentale.

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di Andrea Valenti

Una battaglia durata anni, nata dal bisogno di capire perché suo padre si fosse ammalato e diventata poi una causa giudiziaria per ottenere il riconoscimento di quella storia.

Per Benedetta Ricci, figlia dell’ex sergente della Marina Militare Luigi Ricci, la sentenza del Tribunale di Roma rappresenta un passaggio importante: il giudice ha riconosciuto il collegamento tra l’esposizione all’amianto durante il servizio militare e il mesotelioma che ha portato alla morte dell’uomo, liquidando alla figlia, in qualità di erede e congiunta, una somma complessiva superiore ai 410 mila euro, oltre interessi e rivalutazione.

Ma la vicenda non è ancora conclusa.

Dopo l’appello presentato dal Ministero della Difesa sulla parte risarcitoria, anche Benedetta Ricci ha deciso di impugnare la sentenza nella parte in cui il danno da perdita del rapporto parentale è stato dimezzato per la mancata prova della convivenza.

Luigi Ricci aveva prestato servizio nella Marina Militare dal settembre 1960 al dicembre 1966 come meccanico elettricista.

In quegli anni aveva operato prima a terra, a La Maddalena, e successivamente a bordo di Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli.

Il suo lavoro consisteva nella manutenzione delle macchine e degli impianti elettrici. Secondo quanto ricostruito nel giudizio, proprio durante queste attività sarebbe avvenuta l’esposizione a polveri e fibre di amianto.

Gli effetti si sarebbero manifestati solo molti anni più tardi.

Il 12 agosto 2019 a Ricci viene diagnosticato un mesotelioma maligno epitelioide. Inizia così un percorso di malattia durato oltre due anni, conclusosi con la morte il 20 dicembre 2021, quando l’ex militare aveva 78 anni.

Il collegamento con il servizio prestato in Marina era stato già riconosciuto sul piano amministrativo. Nel maggio 2022 il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio aveva riconosciuto la dipendenza dell’infermità da causa di servizio e il successivo 7 giugno il Ministero della Difesa aveva formalizzato tale riconoscimento.

Sul piano civile è poi intervenuta la sentenza n. 1202/2026 del Tribunale di Roma.

Secondo quanto emerge dalla decisione, il giudice ha ritenuto provato il nesso causale tra l’esposizione all’amianto avvenuta durante il servizio nella Marina e la patologia che ha portato alla morte di Luigi Ricci.

La pronuncia ha inoltre riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa in relazione alla mancata adozione delle misure di protezione ritenute necessarie.

La somma complessivamente riconosciuta a Benedetta Ricci supera i 410 mila euro.

Di questi, circa 280 mila euro riguardano i danni direttamente subiti dal padre durante la malattia e successivamente trasmessi alla figlia in qualità di erede.

Diverso il capitolo relativo al danno personale subito da Benedetta per la perdita del padre.

Il Tribunale lo aveva quantificato inizialmente in 259.857 euro, ma ha successivamente ridotto l’importo a 129.928 euro, dimezzandolo sulla base della mancata prova della convivenza.

Ed è proprio su questo punto che la figlia ha deciso di proseguire la battaglia.

Per Benedetta Ricci il valore della sentenza va ben oltre l’aspetto economico.

“Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà”, racconta.

Ricci ricorda un padre profondamente legato alla Marina, nella quale aveva servito dai 17 ai 23 anni, e grato per le esperienze vissute durante quegli anni.

“La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui”, afferma.

La figlia ricorda anche gli oltre due anni trascorsi accanto al padre durante le cure, dalla diagnosi fino alle ultime fasi della malattia.

“È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso di supporto alle cure si è trasformato progressivamente in un accompagnamento verso il fine vita”, spiega.

Per questo la decisione del Ministero della Difesa di appellare la sentenza ha riaperto una ferita.

“Scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente. Ho quindi scelto anch’io di andare avanti e chiedere il pieno riconoscimento del danno che ho subito”.

A rappresentare Benedetta Ricci è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte”, afferma Bonanni.

“Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro”.

Secondo il legale, il risarcimento ottenuto rappresenta un riconoscimento importante ma non può esaurire la vicenda personale della famiglia.

“Nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello”.

La partita giudiziaria resta dunque aperta.

Da una parte il Ministero della Difesa, che ha impugnato la decisione sulla quantificazione del risarcimento. Dall’altra Benedetta Ricci, che chiede venga riconosciuto integralmente il danno provocato dalla perdita del padre.

Al centro rimane la storia di Luigi Ricci e di un’esposizione avvenuta durante il servizio militare i cui effetti, secondo quanto riconosciuto dal Tribunale, si sono manifestati soltanto decenni dopo.

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