Antonio Catricalà, Gianni Letta: “Nessuno come lui”.

In Senato, a Palazzo Giustiniani, il ricordo commosso della Fondazione Marisa Bellisario di Antonio Catricalà, il Grand Commis di Stato scomparso tragicamente il 24 febbraio di un anno fa. Tra tante donne di successo, anche Mario Monti, Gianni Letta, Maurizio Gasparri, e Renato Brunetta.

di Pino Nano
Giovedì 24 Febbraio 2022
Roma - 24 feb 2022 (Prima Notizia 24)

In Senato, a Palazzo Giustiniani, il ricordo commosso della Fondazione Marisa Bellisario di Antonio Catricalà, il Grand Commis di Stato scomparso tragicamente il 24 febbraio di un anno fa. Tra tante donne di successo, anche Mario Monti, Gianni Letta, Maurizio Gasparri, e Renato Brunetta.

Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario, che apre la cerimonia ufficiale in onore dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di Ministri è quasi commovente: “Antonio Catricalà- dice- era un amico fraterno che con la sua ironia ha scandito tante, tantissime edizioni del Premio Marisa Bellisario, ma la cosa che più mi commuove ogni qualvolta parlo di lui è il legame profondo che lo legava ancora alla sua città natale, Catanzaro, ai compagni di liceo, allo studio di suo padre che da Chiaravalle si era trasferito a Catanzaro, legame questo con la Calabria che lui faceva trasparire in ogni occasione pubblica e privata della sua vita”.

Ad un anno dalla sua morte, in Senato si celebra appunto l’ennesimo ricordo ufficiale di questo “servitore dello Stato” come lo chiama più volte Maurizio Gasparri, e a soli due giorni di distanza dalla cerimonia altrettanto solenne tenutasi due giorni fa alla LUISS, l’Università dove Antonio Catricalà insegnava, e dove a ricordarlo era stato il prof. Attilio Zimatore, ordinario di diritto e come Catricalà catanzarese anche lui. In Senato a parlare di lui ieri sera erano davvero in tanti, soprattutto donne di grande respiro istituzionale che con lui hanno lavorato e per le quali lui era diventato negli anni punto di riferimento insostituibile. Lella Golfo lo dice senza mezzi termini: “Se oggi c’è una legge sulla parità di genere, che tutela e garantisce la presenza delle donne ai vertici delle imprese e delle aziende del Paese, e che porta il mio nome, il merito è soprattutto suo, di Antonio Catricalà, che ha creduto in questa legge e che si è speso oltre quello che il suo carattere riservato gli avrebbe mai suggerito o permesso di fare”.

Da qui il tema della serata, “Antonio Catricalà, Un uomo per la parità”. A raccontarlo, insieme a Lella Golfo, sono stati Renato Brunetta, Maria Bianca Farina, Luigi Fiorentino, Elsa Fornero, Maurizio Gasparri, Augusta Iannini, Mario Monti, Gina Nieri, Antonella Polimeni, Carla Rabitti Bedogni, e infine Gianni Lettà, l’amico del cuore e di sempre, un parterre de roi davvero esclusivo e che solo Lella Golfo e la sua prestigiosa Fondazione avrebbero potuto mettere insieme in tempo di Covid.

Quasi iconico il ricordo che fa di lui l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti: “Quanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mi affidò l’incarico di dar vita ad un Governo, ebbi momenti di grande smarrimento generale. E le prime persone a cui chiesi la disponibilità di far parte del mio governo furono Gianni Letta e Giuliano Amato, ma entrambi preferirono fare un passo indietro. Dovevo indicare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ma su questo non ho mai avuto nessun dubbio e nessun tentennamento. Sapevo che Antonio Catricalà era il numero uno del sistema-Paese e chiamai lui. Nessuno oggi ci crederebbe- aggiunge poi l’ex premier- ma quel Governo trovò in Antonio Catricalà l’uomo ideale per superare le mille difficoltà del momento. Avevo messo in piedi un governo di 15 ministri, ma nessuno di loro, nessuno di noi, aveva mai avuto esperienza di Governo, e Antonio è stata la nostra nave scuola. Lui era il vero motore della macchina di Palazzo Chigi e non c’èra una sola domanda, un solo quesito, un solo problema a cui non avesse una risposta pronta da dare”.

Ricordando la loro lunga e intensa storia di amicizia, l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi Gianni Letta, lo ricorda con evidente commozione: “È lunga la lista di coloro che l’hanno incontrato e conosciuto, come il giorno dei suoi funerali, il 24 febbraio di un anno fa, era lunga la fila a piazza Verdi, tutti desiderosi di testimoniare stima e amicizia verso quest’uomo che è stato davvero un grande uomo della storia della Repubblica, un pezzo fondamentale della storia della Repubblica Era grande la sua cultura, grande la saggezza che dimostrava di avere, grande l’equilibrio con cui viveva la sua dimensione. Grande era soprattutto il senso che aveva dello Stato. Credetemi, Antonio era davvero uno Stradivari nella grande orchestra dello Stato”.

In prima fila ci sono sue due figlie, di cui Antonio Catricalà era visceralmente innamorato, Michela e Giulia, e la moglie, Diana Agosti, attuale Capo del Dipartimento delle Politiche Europee presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, una delle donne più influenti e più stimate di Palazzo Chigi, ma Giani Letta ricorda per l’occasione anche le sue due sorelle Annamaria Catricalà storica Capostruttura di RAI Tre e Maria Professore Ordinario di Glottologia e Linguistica, e con cui Antonio da ragazzo era di fatto cresciuto, “amato e coccolato come un principe”..

“La storia personale di Antonio Catricalà – dice ancora Gianni Letta che parla a braccio senza uno straccio di appunto, ma ricordando nomi cognomi date e circostanze completamente estranee al suo mondo- è una storia simile a mille altre storie di successo di questo nostro Paese.Una infanzia “dorata” a Catanzaro, città dove Antonio frequenta il Ginnasio e il Liceo classico, Liceo Galluppi, e dove prende la maturità con il massimo dei voti. Predestinato a diventare un numero uno della vita del Paese. Ricordo, ogni qualvolta parlo di lui, che già da ragazzo, e parlo degli anni del ginnasio -lo ha raccontato meglio e più volte Peppe Soluri, suo compagno di banco per cinque anni e oggi Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria- già allora Antonio sapeva perfettamente bene cosa avrebbe fatto poi da grande”.

“Pensa che a noi- questo il racconto del Presidente Soluri- che non avevano la minima idea di cosa fosse quel tipo di lavoro, non faceva altro che ripetere “Da grande farò il Consigliere di Stato”. Immaginavamo fosse una via di mezzo tra il fare l’avvocato o il fare il magistrato, ma non ne eravamo certi. Quello che invece ricordo perfettamente bene è che gli anni del Galluppi a Catanzaro sono stati per lui anni di grandi relazioni all’interno della scuola. Antonio già allora era una forza della natura. Aveva un carattere aperto volitivo avvolgente brillante e pur non essendo mai stato un bravissimo atleta, era invece riuscito a diventare uno dei leaders della nostra squadra di pallacanestro al Galluppi.E già questo, da solo, gli valeva l’affetto e soprattutto l’ammirazione generale del nostro istituto”. Erano gli anni in cui al Galluppi di Catanzaro insegnavano professori di grande valore come Giovanni Mastroianni e Augusto Placanica, e che Antonio ha poi continuato a vedere e a sentire negli anni successivi, nel loro nuovo ruolo questa volta di professori universitari in giro per l’Italia”.

Il momento più emozionante della serata è stato il rivedere Antonio Catricalà nelle immagini che Lella Golfo ha messo insieme e a lui dedicate, lui che ricompare tra di noi con quel suo modo suadente e affabile da vecchio navigante e da vecchio saggio, questo suo sorriso appena accennato, sornione e guascone insieme, un mix di ricordi di questo “Uomo di Stato”- dice Gianni Letta- che coltivava e custodiva in maniera quasi sacra il gusto dell’amicizia verso gli altri.

Catricalà for ever, ieri sera dunque a Palazzo Giustiniani, come era giusto che fosse, nel ricordare questo straordinario figlio della città dei tre colli ad un anno esatto dalla sua tragica fine. Lella Golfo e la Fondazione Marisa Bellisario non potevano mettere in piedi -il termine non è nostro ma del grande Gianni Letta- “una sinfonia più completa e più solenne di questa”.


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