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- Roma - Martedì 14 Luglio 2026
Attentato a Ranucci: indagata del commando si avvale della facoltà di non rispondere
Marika De Filippis sceglie il silenzio davanti ai pm della Dda di Roma. Domani gli interrogatori degli altri tre accusati, tra cui l'esecutore materiale del piazzamento della bomba.
Bocche cucite davanti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per l'attentato dinamitardo dello scorso 16 ottobre ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.
Marika De Filippis, considerata dagli inquirenti una componente della banda che ha materialmente pianificato ed eseguito l'azione di fuoco, si è avvalsa della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al pubblico ministero della Capitale.
L'atto istruttorio si è svolto in videoconferenza, poiché la donna si trova attualmente sottoposta alla misura degli arresti domiciliari ad Avella, in provincia di Avellino. Nei suoi confronti, la Procura di Roma contesta, in concorso con gli altri tre indagati, i reati di detenzione di esplosivi e danneggiamento, entrambi pesantemente gravati dall'ipotesi del metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i componenti del gruppo criminale erano certi "di avere fatto la storia" e di aver assestato un colpo definitivo piazzando "la bomba là", all'esterno della villetta di Pomezia dove il giornalista risiede insieme alla sua famiglia.
La forte esplosione, avvenuta la sera del 16 ottobre 2025, ha semidistrutto l'autovettura del conduttore televisivo e arrecato ingenti danni strutturali alla facciata dell'abitazione.
Il calendario degli interrogatori entrerà nel vivo nella giornata di domani, quando davanti al pm sfileranno gli altri tre indagati destinatari delle misure restrittive. Si tratta di Pellegrino D'Avino – ritenuto la figura di collegamento con Gomes Tavares (factotum dell'imprenditore Valter Lavitola e presunto intermediario dell'operazione) –, di Antonio Passariello, indicato come l'uomo che ha materialmente posizionato l'ordigno sotto l'auto del giornalista, e di Saverio Mutone.
Secondo quanto trapela da fonti legali, anche per loro la linea difensiva sarà quella del silenzio, con la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti.
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