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  • Imperia - Lunedì 1 Giugno 2026

Bordighera, morte della piccola Beatrice: le deposizioni delle sorelline incastrano la madre e il compagno

Nonostante i tentativi di depistaggio, le prove raccolte, incluse fotografie inquietanti, hanno portato all'arresto dei due, entrambi accusati di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte della bambina.

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I tasselli di un mosaico dell'orrore familiare si ricompongono davanti agli inquirenti di Imperia, consegnando alla giustizia i presunti responsabili della fine della piccola Beatrice, la bimba di appena due anni deceduta lo scorso 9 febbraio.

A squarciare il velo di omertà e tentativi di depistaggio messi in atto dalla madre della vittima, Emanuela Aiello, e dal suo convivente, il quarantaduenne Emanuel Iannuzzi, sono state le dichiarazioni lucide e strazianti delle sorelle maggiori della vittima.

Attraverso la procedura dell'ascolto protetto, la sorellina di nove anni ha offerto agli investigatori la cronaca visiva e uditiva delle ultime ore di vita di "Bea", descrivendo i pianti disperati, il volto tumefatto dal sangue e il corpo ormai inerte con gli occhi sbarrati che non rispondeva più ad alcun sollecito.

La ricostruzione della Procura colloca l'origine delle lesioni fatali all'interno di una villetta di Perinaldo, dove l'intero nucleo familiare aveva trascorso il fine settimana. Secondo i verbali, la bambina più grande ha nitidamente ricordato il momento in cui l'uomo si è accanito sulla minore e la successiva intimazione di Iannuzzi per evitare che si scoprisse il crimine: "Non andate a scuola perché è successo un casino", avrebbe ordinato prima di organizzare il trasferimento in macchina.

Nonostante le suppliche delle bambine, che avevano compreso la gravità della situazione e continuavano a chiedere di "andare all'ospedale", la coppia ha ignorato ogni richiesta d'aiuto, lasciando spirare la piccola.

Le analisi del medico legale e i riscontri tecnici su telecamere e tabulati telefonici indicano che il lunedì mattina la madre ha avvolto il cadavere della figlia in una coperta, lo ha caricato in auto insieme alle altre figlie e ha guidato fino all'abitazione di Montenero, sulle alture di Bordighera, inscenando un improvviso e falso malore domestico prima di allertare tardivamente i soccorritori del 118. Il piano criminale prevedeva una rigorosa strategia di insabbiamento, imposta con la paura alle figlie superstiti.

Gli indagati avevano tassativamente proibito alle sorelline di fare menzione del soggiorno a Perinaldo e, soprattutto, avevano ordinato loro di negare qualsiasi legame o conoscenza con il quarantaduenne.

La rete di bugie è però crollata non solo davanti alle parole delle minorenni, ma anche grazie al materiale informatico sequestrato dai carabinieri: all'interno della memoria dello smartphone dell'uomo sono state infatti rinvenute alcune fotografie raccapriccianti che ritraevano il volto e il corpo di Beatrice coperti da ecchimosi e traumi evidenti, scattate prima del decesso.

Il quadro probatorio delinea una condizione di abusi sistematici e violenze fisiche che andava avanti da lunghissimo tempo. Mentre la madre si trova in stato di detenzione già dal mese di febbraio, venerdì scorso è scattato il provvedimento di cattura anche per il compagno. Per la giornata di mercoledì è fissato il faccia a faccia con il giudice per le indagini preliminari per l'interrogatorio di garanzia di entrambi i detenuti, che dovranno rispondere della pesante accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati dall'evento morte.

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