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- Roma - Martedì 21 Luglio 2026
I Paesi Bassi dicono stop all'import dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania: divieto operativo dal 22 settembre
L'annuncio del ministro Berendsen giunge mentre il Medio Oriente brucia tra l'escalation Usa-Iran, le minacce di Trump e gli scontri in Libano, Bahrein e Kuwait.
I Paesi Bassi vieteranno l'importazione, l'acquisto e la vendita di merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania a partire dal prossimo 22 settembre. A comunicarlo ufficialmente ai parlamentari è stato il ministro degli Esteri Tom Berendsen.
L'esecutivo olandese ha così formalizzato una scelta – sollecitata a maggioranza dal Parlamento e già annunciata lo scorso maggio – che segue di pochi giorni il bando analogo adottato dal Belgio.
La decisione dell'Aja si colloca all'interno di un quadro internazionale segnato da una gravissima escalation nel Golfo e in Medio Oriente. Le forze armate statunitensi hanno condotto una nuova serie di attacchi contro l'Iran per la decima notte consecutiva. Il Comando Centrale Usa (Centcom) ha reso noto di aver colpito centri di comando militare, capacità navali, siti di lancio di droni e missili e sistemi di difesa aerea con l'obiettivo di tutelare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, rotta attraverso la quale da maggio sono transitate circa 900 navi e 450 milioni di barili di greggio.
Ciononostante, l'UKMTO ha registrato l'attacco contro una petroliera, colpita da un proiettile non identificato al largo dell'Oman.
Teheran ha risposto rivendicando attacchi missilistici e con droni contro installazioni e basi militari americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. In Kuwait sono state colpite anche centrali elettriche e impianti di desalinizzazione dell'acqua, oltre alla base di Arifjan dove sarebbero stati presi di mira i sistemi missilistici Himars.
In Bahrein le Guardie Rivoluzionarie (Irgc) sostengono di aver distrutto un data center di Amazon in risposta ai raid sulla struttura di Darkhovin, mentre in Giordania affermano di aver neutralizzato un radar di difesa e un caccia F-15.
Il bilancio fornito dal Pentagono parla di quasi 100 militari statunitensi feriti dal 7 luglio a oggi, la maggior parte con commozioni cerebrali lievi. A questi si aggiungono tre vittime rimaste uccise nel weekend in Giordania (tra cui la diciannovenne Isabella Gonzales e il tenente venticinquenne Tyler James Feehan), le cui salme saranno accolte alla base aerea di Dover dal presidente Donald Trump.
Di fronte ai rischi di ritorsione, il Dipartimento di Stato ha diramato un'allerta globale per tutti i cittadini americani nel mondo.
Durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente libanese Joseph Aoun, Donald Trump ha rivendicato la linea dura: "Non lasceremo l'Iran in questo momento. Non abbiamo ancora finito. L'Iran non ha ancora visto nulla; finora siamo stati gentili", assicurando che gli Usa colpiranno "presto e in modo pesante Pickaxe Mountain", il sito sospettato di custodire le centrifughe per l'arricchimento dell'uranio. Il presidente americano ha aggiunto che Teheran "vuole disperatamente un incontro", ma che un tavolo si aprirà solo di fronte a un confronto "significativo", ribadendo l'assoluto divieto per l'Iran di accedere all'arma atomica.
Riguardo alla minaccia degli Houthi di bloccare il Mar Rosso, Trump ha chiosato: "Vedremo cosa succede. Se accadrà, ce ne occuperemo", escludendo che il conflitto possa influenzare la sua posizione politica in vista delle elezioni di metà mandato.
Intanto, secondo indiscrezioni della stampa americana, l'amministrazione si troverebbe a un bivio strategico tra un nuovo cessate il fuoco di 10 giorni e una campagna militare totale congiunta con Israele. Sullo sfondo restano i nodi economici: il segretario alla Difesa Pete Hegseth è atteso al Congresso per richiedere 67 miliardi di dollari di fondi straordinari per coprire i costi della guerra, un dossier che rischia di bloccare i Repubblicani vista la freddezza dell'opposizione democratica guidata al Senato da Chuck Schumer.
Mentre il ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni ha avviato colloqui in Pakistan con il capo dell'esercito Asim Munir per tentare di salvare un canale negoziale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riferito che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha chiesto di porre fine alla situazione di "né guerra né pace", accusando Washington di aver violato gli impegni presi.
Frizioni si registrano infine anche sul fronte sud del Libano, dove l'esercito di Beirut ha denunciato un attacco a fuoco da parte delle forze israeliane nei pressi dei propri soldati in fase di dispiegamento a Zaoutar al-Gharbiya. Fonti militari israeliane hanno replicato affermando di aver aperto il fuoco dopo che un bulldozer libanese aveva varcato l'area concordata.
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