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  • Milano - Venerdì 17 Luglio 2026

Calcio: morto Osvaldo Bagnoli, l'allenatore dello scudetto dei miracoli del Verona

Aveva 91 anni, lavorò anche con Genoa e Inter.

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Il mondo del calcio piange Osvaldo Bagnoli, scomparso all'età di 91 anni all'ospedale di Borgo Roma a Verona. Il suo nome resterà per sempre nella storia dello sport italiano per aver guidato l'Hellas Verona alla conquista dello storico e irripetibile scudetto nella stagione 1984-85, un'impresa che ancora oggi rappresenta il simbolo di come l'organizzazione tattica, le idee e lo spirito di gruppo possano prevalere sulle grandi potenze economiche del calcio.

Milanese della Bovisa, nato il 3 luglio 1935, Bagnoli aveva vissuto il calcio prima da giocatore, vestendo tra le altre la maglia del Milan con cui vinse uno scudetto e una Coppa Latina. Dopo una lunga gavetta da allenatore sulle panchine di Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena, nel 1981 l'approdo a Verona, dove diede vita al capolavoro della sua carriera. Il suo Hellas era una formazione moderna, capace di alternare pressing, ripartenze e qualità tecnica.

Sotto la sua guida, un gruppo di giocatori all'epoca considerati sottovalutati si trasformò in una macchina perfetta: trascinata da campioni come Preben Elkjaer Larsen, Antonio Di Gennaro, Roberto Tricella e Giuseppe Galderisi, la squadra scaligera riuscì a vincere il campionato più difficile del mondo, superando le big in cui militavano fuoriclasse del calibro di Diego Maradona, Michel Platini, Zico e Karl-Heinz Rummenigge.

Schivo, riservato e lontanissimo dai cliché dell'allenatore-personaggio, Bagnoli prediligeva il lavoro quotidiano e il silenzio alle dichiarazioni ad effetto, costruendo legami profondi e di fiducia con i suoi atleti. Dopo lo storico ciclo in Veneto, allenò il Genoa — portandolo a una memorabile qualificazione europea — e successivamente l'Inter.

Nel 2017 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano e, l'anno successivo, è stato nominato presidente onorario dell'Hellas Verona. Con la sua scomparsa, il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi grandi maestri, capace di dimostrare sul campo come la competenza e la semplicità possano trasformare un sogno in realtà.

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