
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 3 Giugno 2026
Dossier Onu: entro il 2030 l'IA consumerà l'acqua di 1,3 mld di persone e il triplo dell'energia di tre grandi Stati
L'analisi evidenzia la necessità di un approccio multidimensionale per valutare l'impatto ambientale, sottolineando l'urgenza di un quadro normativo internazionale per un uso responsabile dell'IA.
La rapidissima diffusione dei sistemi basati sull'Intelligenza Artificiale rischia di generare una pressione insostenibile sulle riserve naturali del pianeta nel giro dei prossimi quattro anni.
Secondo quanto documentato nel recente studio delle Nazioni Unite intitolato "Costo ambientale del consumo energetico dell'IA: impronta di carbonio, acqua e suolo", le proiezioni al 2030 delineano uno scenario critico per l'ecosistema. I dati indicano che i complessi computazionali consumeranno un volume di risorse idriche pari al fabbisogno annuale di 1,3 miliardi di individui, una quota equivalente all'intera popolazione dell'Africa subsahariana.
Sul fronte energetico, l'assorbimento stimato raggiungerà i 945 terawattora di elettricità, un valore tre volte superiore ai consumi combinati di 650 milioni di abitanti distribuiti tra Pakistan, Bangladesh e Nigeria. I ricercatori evidenziano come l'intera filiera produttiva ed operativa dei sistemi digitali complessi richieda una supervisione strutturata.
Il problema non si limita alle sole emissioni di anidride carbonica, ma abbraccia l'ingente prelievo di acqua potabile impiegata nei sistemi di raffreddamento dei microprocessori, l'occupazione dei terreni per l'edificazione dei complessi di calcolo e lo smaltimento dei rifiuti elettronici derivanti dal rapido ricambio delle componenti hardware.
Per valutare il reale impatto del settore, l'Onu specifica la necessità di un approccio multidimensionale, ritenendo parziale e inefficace la misurazione di un singolo indicatore isolato dagli altri.
Il dossier analizza dinamiche reali già riscontrate sul terreno in diverse aree del globo. In Europa, l'Irlanda rappresenta uno dei casi scuola più evidenti: la massiccia concentrazione di infrastrutture server sul territorio nazionale ha fatto sì che nel 2023 questi impianti assorbissero il 21% dell'intera produzione elettrica del Paese, superando i consumi complessivi di tutte le aree urbane dell'isola. Ancora più emblematico l'esempio dell'Uruguay, dove i piani per la realizzazione di un grande polo di calcolo ad altissima intensità idrica si sono sovrapposti alla grave ondata di siccità del 2023. Quella congiuntura climatica portò al prosciugamento dei bacini idrici di Montevideo, compromettendo la potabilità dell'acqua corrente cittadina.
Nonostante l'allarme, i vertici scientifici dell'organizzazione chiariscono che l'indagine non costituisce una bocciatura dell'evoluzione scientifica in atto. Kaveh Madani, direttore dell'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute dell'Università delle Nazioni Unite e coordinatore del pool di esperti, ha specificato lo spirito della pubblicazione, definendola un richiamo alla responsabilità collettiva: “Questo rapporto non è un'accusa contro l'IA, una trasformazione tecnologica che sta migliorando la vita di miliardi di persone in tutto il mondo, ma un appello a un suo utilizzo responsabile e ad affrontare in modo proattivo i suoi impatti indesiderati, per renderla sostenibile ed equa”.
La relazione conclude sottolineando l'assoluta urgenza di definire un quadro normativo e politico internazionale, volto a strutturare un ecosistema digitale globale che metta al centro i principi di trasparenza operativa, efficienza dei consumi, equità distributiva e giustizia ambientale.
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