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- Trieste - Mercoledì 3 Giugno 2026
Fine vita: Lucia muore a 80 anni in Svizzera tramite suicidio assistito, Cappato si autodenuncia
Colpita da una grave malattia neurodegenerativa, Lucia ha espresso il suo rammarico per i vincoli burocratici italiani. L'Associazione Luca Coscioni denuncia i ritardi e le difficoltà burocratiche affrontate.
A poca distanza temporale dal precedente che ha riguardato Martina Oppelli, il dibattito sul diritto all'eutanasia volontaria in Italia si riaccende drammaticamente attorno alla figura di Lucia, una donna di 80 anni costretta a intraprendere il gravoso trasferimento stradale verso il territorio elvetico per porre termine alle proprie sofferenze fisiche.
La scelta di morire all'estero è maturata a seguito del formale diniego opposto dalle autorità sanitarie del Friuli Venezia Giulia, le quali non hanno concesso il nulla osta per l'accesso al suicidio medicalmente assistito all'interno delle strutture pubbliche regionali.
Come diretta conseguenza di questa azione di accompagnamento transfrontaliero, Marco Cappato e gli altri esponenti dell'Associazione Luca Coscioni e del cartello dei Disobbedienti civili formalizzeranno nelle prossime ore una nuova autodenuncia presso gli uffici della Questura di Trieste.
Lucia, deceduta nella giornata di oggi, era colpita da una degenerazione cortico-basale, una rara sindrome neurodegenerativa a carattere progressivo e priva di trattamenti risolutivi. La patologia determina la distruzione precoce di specifiche aree encefaliche, provocando pesanti deficit motori, dolori diffusi e continui spasmi muscolari. Una condizione che, secondo le relazioni tecniche dei legali, soddisfaceva pienamente i requisiti fissati dalla giurisprudenza italiana per ottenere la morte assistita senza espatriare.
L'anziana non era più in grado di compiere alcun movimento autonomo senza il supporto h24 dei caregiver ed era vincolata a un massiccio protocollo di terapie farmacologiche. Prima di salire sulla vettura che l'ha condotta oltre confine, cullata dalle note musicali di Eros Ramazzotti, la donna ha espresso tutto il proprio rammarico per i vincoli burocratici imposti nel proprio Paese: “Potevano farmelo fare in ospedale invece di farmi fare tutta questa strada”.
Al suo fianco hanno viaggiato i referenti di Soccorso Civile, la struttura di disubbidienza guidata da Marco Cappato che si fa carico dell'assistenza logistica dei malati terminali intenzionati a interrompere le sofferenze all'estero.
La cronistoria amministrativa della vicenda ricalca fedelmente le tappe delle scorse mobilitazioni sul tema del fine vita. Lucia aveva parallelamente avviato le pratiche sia in Svizzera che in Italia, formalizzando nell'agosto del 2025 la richiesta di accertamento dei presupposti medici per accedere legalmente al percorso di morte volontaria assistita, basandosi sui criteri stabiliti dalla storica sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (caso Cappato-Antoniani).
Nonostante una prima e rapida attivazione da parte dell'Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Asugi), i cui medici avevano eseguito i sopralluoghi necessari, nel novembre successivo era arrivato il verdetto negativo. Secondo la direzione di Asugi, la paziente non presentava il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, una valutazione contestata dall'Associazione Coscioni, la quale evidenziava come la documentazione clinica allegata attestasse esattamente il contrario.
A marzo il collegio legale coordinato dall'avvocata Filomena Gallo aveva notificato una formale diffida ad adempiere nei confronti di ASUGI, intimando il riesame della situazione e una corretta interpretazione delle terapie di supporto vitale in atto. L'azienda sanitaria ha successivamente disposto ulteriori accertamenti domiciliari ma, a distanza di dieci mesi dal deposito della prima istanza, Lucia non ha ricevuto alcuna notifica ufficiale, rimanendo all'oscuro sia sulla nuova relazione medica sia sul parere del comitato etico territoriale.
I dettagli della vicenda e le future mosse giudiziarie saranno illustrati in una conferenza stampa a cui prenderanno parte Matteo D'Angelo, Antonella Lauvergnac, Marco Cappato e Filomena Gallo.
I vertici dell'associazione hanno espresso una condanna durissima nei confronti dei ritardi della macchina pubblica: “Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia”.
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